In quegli anni Francesco Roero non è che diventato più magro e più pallido. Sempre elegantissimo, coi baffetti castagni chiari rivolti in su, fa caracollare il cavallo, sotto il balcone, con sicurezza e con grazia, mentre risponde alla signora Eugenia:
— Non ho scritto a Lulù sapendo di dover venire a Lodignola... — Il cavallo s'impenna: Francesco s'interrompe un istante, battendogli colla mano sul collo per quetarlo, poi ripiglia: — E Lulù come sta?... Io, già, la chiamerò sempre Lulù!
— Benissimo!... Dorme ancora!... È quella lì la sua camera!... Le finestre sono ancora chiuse!... Dorme sempre sin tardi!
Ad Elena, ritta dietro le persiane, batte il cuore con violenza. Ella vede il Roero fissare cogli occhi sorridenti la sua finestra, mentre domanda alla signora Eugenia:
— È sempre così carina?
— S'è fatta mollo bella! Una bellezza!... Anzi ho da parlarle anch'io... per un certo discorso che le ha fatto l'Olivieri!
— Oh! Oh!... Ancora novità?... — E il Roero dà in una risatina, accarezzando la testa del cavallo.
Elena aggrotta le ciglia. Quel riso le fa dispetto: ha un lampo di collera, non contro il Roero, ma contro il Nino Moro.
— Novità, proprio, no!... — È sempre la voce della signora Eugenia, — ma ho da parlarle!
— Va bene! Verrò verso le tre!