— Venga a far colazione qui!... Le preparerò io una certa costoletta alla scatola, squisita...
— Grazie, ma non posso! Ho molto da fare! Sono venuto anche per il vostro famoso tram... Stasera parto!
— Così subito? Riparte? — Esclama la signora Eugenia vivamente.
Anche Elena ha una stretta al cuore e rimane immobile, assorta, trattenendo il respiro.
— Ho appena una settimana disponibile, avendo molti impegni a Milano, e voglio andare a Zermatt e al Gornergrat.
— Va via! Torna via! Vuol tornar via! — Ripete Elena tra sè, con un senso di dolore, di disperazione; poi, più per istinto che per ragionamento, così quale si trova, le braccia nude, i bei capelli sciolti, la camicia che le casca dalle spalle, spalanca d'improvviso le imposte in pieno sole, come saltasse in quel punto dal letto, guarda il Roero, dà un piccolo grido e si tira indietro vivamente, si caccia ancora in letto ravvoltolandosi nelle lenzuola, confusa, inquieta... arrossendo ed anche ridendo.
Il Roero a quell'apparizione dà una spronata al cavallo e si fa sotto la finestra di Elena.
— Lulù! Lulù! — Continua a chiamare, — Lulù!
Elena non si fa più vedere. È la Luisa, invece, che viene alla finestra a fare i suoi complimenti.
— E Lulù? Dov'è scappata Lulù?