Ad un tratto si ode un forte abbaiamento, uno sbattere d'usci, un gran fruscío, e due grossi cani si precipitano nella saletta, rovesciano le sedie, fanno spaventare la Luisa, e saltano addosso al Roero, scodinzolando festosamente. Sono Flick e Flock venuti alla Casa Vecchia, dietro al custode che ha portato le lettere. Al fiuto hanno sentito subito il padrone.

Francesco accarezza i cani, scusandosi per quella rumorosa invasione e distrattamente, in fretta, dà un'occhiata alla posta, guardando appena che cosa c'è.

Elena raggrotta le ciglia, poi subito si rasserena. Ha lanciato sul pacco una sola occhiata: ha visto tutto. Ci sono giornali, ci sono lettere... ma non «quella lettera» che teme. Corrispondenza d'affari; si capisce dalle buste. Elena è di nuovo contenta, torna bambina e con biscotti, zucchero, carezze e baci, si fa presto amicissima di Flick e Flock.

— Povere bestie! — Pensa tra sè. — Sembravano così brutte, così cattive! Invece soffrivano perchè non c'era il loro padrone! — E non vuole assolutamente che il custode le riconduca a casa.

— Torneranno alla villa più tardi! Col signor Francesco. Intanto restano qui a giocare con me. Flick! Flock! Ohp! Ohp! Se volete ancora zucchero bisogna saltare! Ohp! Ohp! Là là!

E più tardi, molto più tardi, quando Francesco lascia la Casa Vecchia dopo aver indugiato un'ora a salutare la ragazza, chiamandola piccola Lulù, piccolissima Lulù, nera nera e bruttissima, Elena tempesta di baci la signora Eugenia prima di andare a dormire ed entra nella sua camera cantando.

È la gioia che le trabocca dall'anima, è l'amore che riluce negli occhi, è la balda sicurezza dei diciott'anni che saluta la vita tutta piena di rose e di sole!

Prima di chiudere le persiane, rimane per un bel pezzo ritta alla finestra a guardare.

— Finalmente! — Mormora tra sè. — Oh finalmente!

La villa è tutta illuminata, aperta... Non sembra più una prigione! È un palazzo incantato! È un giardino incantato!