Il Roero, che guardava Stefania, guizza via con gli occhi e abbassa il capo: sembra umiliato e confuso, da tanta bontà.

Ella continua colla voce sommessa, dolorosa:

— Mi sono buttata sul suo letto per confessargli tutto! Io, io sola, dovevo chiedere, implorare il suo perdono!... Oh come avrei voluto ottenere il suo perdono!

S'interrompe un istante... rivolge in alto il cuore e gli sguardi.... poi l'anima si prostra e rimane accasciata nell'angolo del canapè, mormorando, le grandi pupille fisse nel vuoto:

— Adesso.... lo sa.

Il Roero sogguarda la baronessa colla coda dell'occhio, la studia.

— Ma perchè mi ha fatto venire a Milano? Per assistere a' suoi rimpianti vedovili è troppo poco. Ci deve essere un altro motivo.... Quale sarà?

Egli è sempre un po' inquieto.

— Anche nel suo testamento — ripiglia Stefania con un lungo gemito, — persino nelle sue ultime disposizioni mi ha dato prova di tanto affetto, di tanta fiducia e di tanta stima! Mi ha nominata sua erede universale ed ha lasciato a me anche la cura dei legati di beneficenza, dei ricordi ai parenti, agli amici.

— Ha fatto molto bene. Bravo!