Ella scioglie dolcemente la mano, si scosta dal Roero, vorrebbe vincersi ed esclama con un tono di voce diverso, troppo forzato, per poter sembrare indifferente:

— Troviamoci un posticino; sediamo, almeno un momento. Sono tanto stanca! Anche voi: aiutatemi a sbarazzare il canapè.

Il Roero le corre vicino, prende i pacchi e le ceste e intanto l'osserva alla sfuggita:

.... Sta malissimo in nero! Il biondo dei capelli è troppo giallo. È molto giù. È molto invecchiata.

— Scusate, Francesco, tutto questo disordine. Sapeste quante cose ho avuto da fare stamattina! Adesso, aspetto la sarta e poi torno subito a Borgoprimo.

— Allora anch'io, — pensa il Roero, — torno subito a Lodignola!

Ha un nuovo slancio e con un braccio cinge la vita della baronessa.

— No! No! — Ella ha ancora uno sfogo di dolore. — Perdonatemi, Francesco! È più forte di me. Voi avete tutto il diritto di pensare e di dire che è un'assurdità, che è una contradizione.... Eppure, che volete? È proprio così! Sto poco bene; soffro; non posso vedermi a Milano. Qui tutto mi ricorda il povero Giulio.... e il povero Giulio non c'è proprio più!... È una pazzia? Sono pazza? Dite la verità.

— No... tutt'altro! Anzi, vi assicuro, a me pure ha fatto molto senso.... un gran senso.

— Così buono! Così profondamente buono! È morto come un angelo, domandando perdono a tutti.... anche a me.