— È così buono.
— Buonissimo! Eccellente! Pure.... bisogna farsene una ragione. Da molto tempo le sue condizioni erano disperate. Consolatevi pensando che ha finito di soffrire e che voi lo avete assistito fino all'ultimo con ogni cura più affettuosa, col sacrificio di tutte le ore, in un modo mirabile, commovente.
— Oh sì, sì! Povero Giulio! Egli ha avuto tutte le mie ore, tutta la mia vita! Questo sì. In questo almeno ho fatto il mio dovere. È un grande conforto per il mio cuore e per la mia coscienza.
Altri sospiri.... e ancora il fazzoletto.
Il Roero rimane muto, a capo chino, atteggiato a dolorosa mestizia; pure ogni sospiro della baronessa gli rialza lo spirito. Egli sente in quel momento che la catena invece di essergli ribadita comincia ad allentarsi, ed è proprio quello, per lui, il momento decisivo, il momento critico. Il suo avvenire, la sua libertà, e la sua felicità dipendono ormai da quella prima visita, da quel primo incontro... dalla prima parola che gli avrebbe detto donna Stefania rimasta vedova.
«Ci siamo!» Aveva pensato Francesco appena ricevuto il dispaccio, e durante il viaggio da Lodignola a Milano egli si era fatto forte cercando di prevedere e di prepararsi per tutti i casi possibili.... quello fra gli altri che Stefania gli buttasse le braccia al collo esclamando:
— Ora sono tua... anche colla coscienza!
Ogni uomo ha la donna che si merita: egli avrebbe dovuto accettare e mostrarsi grato della nuova offerta.
Invece, insperatamente, la coscienza della baronessa è rimasta fedele al povero defunto. L'orario, anche per quella prima visita, indica il culto delle memorie e il dolore della vedova.
Francesco ha uno slancio: prende una mano della baronessa e gliela stringe con sincera effusione.