La baronessa non può frenare una risatina. Le due brave signore erano sempre state il babau de' suoi amici: quando o l'una o l'altra capitava a Milano, scappavano tutti come il vento!
Ella si avvicina a Francesco più insinuante e per la prima volta, in quel giorno, gli dà del tu:
— Per tante ragioni di convenienza, di delicatezza e di prudenza, capirai, appena successa la disgrazia, desidero che mia cognata e mia nipote, venendo da me, mi trovino sola.
— È giusto, pur troppo! Giustissimo!
La baronessa guarda l'amico e lo ringrazia senza dire una parola, con un malinconico sorriso.
Ella pure è stata, fino allora, un po' inquieta; non molto, ma un po' inquieta, sì. Da lungo tempo aveva già capito, aveva già sentito che Francesco ormai le era legato soltanto per dovere di gratitudine e per forza di abitudine; tuttavia aveva temuto un po' di burrasca. Morto l'amore gli sopravvive sempre l'amor proprio.
— Sei buono! — E teneramente avvicina la fronte alla bocca del Roero. Questi continua a osservarla; Stefania deve aver preso troppo sole; ha la pelle ruvidetta; ha due rughe agli angoli della bocca... Non se n'era mai accorto! Due rughe lunghe, profonde!... La bacia appena sui capelli... e le stringe molto forte la mano.
— Tutto questo, — continua donna Stefania, appoggiando il capo sul petto di lui, — dovevo dirtelo e ho voluto dirtelo. Scriverti? Che cosa mai avresti potuto pensare di me? Ci sono certe sensazioni, certe impressioni che si possono rivelare con una sola parola, con uno sguardo, ma che cento lettere non basterebbero a spiegare. Io a te non avrei mai potuto scrivere di non venire. Adesso, invece, sei tu stesso — non è vero? — che trovi ciò conveniente, necessario...
— Bisogna sottomettersi a certi riguardi... sia pure con dispiacere.
Francesco le stringe ancora la mano, gliela accarezza e gliela bacia. La baronessa comincia ad essere più disinvolta: