— Te l'ho detto: come la signora Eugenia; sempre sola.
Francesco crede d'impazzire. Ancora trema, dubita della propria felicità.
— Cara! Buona, mia! Ascoltami!.. Ma attentamente!... Tu sei giovine... sei bambina ancora... ed io ho l'età che avrebbero tuo padre! È troppo poco tempo che mi hai riveduto, è troppo poco tempo che mi ami, per poter essere sicura di te... per tutta la vita.
— Io ti ho sempre voluto bene. Fin dove giunge la mia memoria, vedo sempre te. Sì, ti ho voluto bene anche quando eri lontano, anche in tutti questi anni in cui non ti ho visto. E sono stata gelosa e ho pianto. Eppure, che vuoi? Ho sempre avuto una grande fede nella mia felicità avvenire, perchè mi son sempre sentita tua, tutta tua. Io sono un po' selvaggia, sai? Bene, proprio bene, non ne ho voluto che a te. Ho una grande tenerezza per la signora Eugenia, per la mia mammetta cara, eppure, è proprio così. Ieri, quando ero in collera con te, anche lei mi era diventata indifferente e le ho risposto male: sono stata cattiva. Sì, bene, proprio bene... soltanto a te. Io ti vedo ancora come per la prima volta. Non mi ricordo più di tutto il resto, ma di te sì... Ti vedo come quella prima volta, quando sei venuto a prendermi. Sei sempre stato lo stesso e sarai sempre così per me. Fin d'allora! Proprio... sì... fin d'allora!
Elena ha un lampo negli occhi, si scosta:
— Ma dimmi, dimmi... È possibile che così bambine si possa essere innamorate?
Francesco torna a riprendersela, la guarda con infinito amore e si china colla bocca avida, ardente per darle un bacio.
Elena lo fissa sorridendo, scostandosi ancora, sciogliendo una mano dalle mani del Roero:
— Qui...
E abbassa la testina, riversando i capelli come faceva Lulù, per prendere il bacio su la piccola, candida nuca...