Elena sussulta sul petto del Roero, con un fremito di gioia.
— Io volevo fuggire da Lodignola, da te, da tutto il mondo, pieno di gelosia disperata. Sì, tu sei penetrata nel mio cuore, ormai ne sei la padrona: ma devi anche guardare nella mia coscienza e giudicarmi. Ascoltami... Per dieci anni io sono stato di un'altra donna...
— Lo so...
— Era un amore ben diverso da quello che sento per te, perchè a lei non dovevo nulla, perchè non la stimavo nemmeno... Ma pure le ho dato la mia gioventù, la mia vita, il mio onore quasi...
— Lo so...
— Sono stato debole e vile con lei. Io ero nato per lavorare, per lottare, per vincere. Vedevo d'intorno a me le miserie, le ingiustizie e volevo dedicarmi al bene... Per lei, invece, mi sono chiuso nell'egoismo di una passione, di un'abitudine... peggio ancora... tu non capisci... ma io sì... Io sento che adesso è troppo tardi!
— Mai; non è mai troppo tardi! Miserie, ingiustizie ce ne sono sempre da per tutto. E... tu — nel dir tu, una fiamma le arde le gote e le ridono gli occhi, — tu lo sai! Tu che sei sempre stato buono, e che hai sempre fatto del bene anche da lontano, che hai sempre voluto che si facesse del bene... per conto tuo... Invece di scrivere dei bei libri, farai delle opere buone, con me. Giovano di più a chi soffre ed anche l'esempio è più utile.
— Ma pensa anche a questo... Devi sapere anche questo, perchè devi saper tutto. Se quella donna, oggi che è rimasta libera, lo avesse voluto, io non sarei qui con te, sarei con quella donna.
— Sarebbe stato il tuo dovere.
— E tu?