— Sai...
L'altro si volta scattando come molla.
— Abbiamo agito, credo, troppo leggermente.
— Noi?... Abbiamo agito leggermente?... Noi?... Quando?
— Ieri sera; coi padrini del Bonaldi.
— Leggermente? Nobilmente vuoi dire, coraggiosamente!..... Abbiamo accettato, senza ribatter parola, tutte le condizioni del nostro avversario! Più gentiluomini di così, vivaddio, non si poteva essere!
— Abbiamo accettato condizioni troppo gravi.
— Avevamo dal nostro Savoldi un mandato imperativo.
— Appunto!.... Un mandato imperativo non dovevamo accettarlo, assolutamente. La volontà del «primo» dev'essere subordinata ai doveri indeclinabili dei padrini.
E in istrada mentre si avviano a prendere il Savoldi, che li aspetta in piazza del Duomo, al Caffè Carini, Francesco Roero a capo chino, sempre imbronciato borbotta ancora con un impeto sordo d'amarezza e d'ira: