— Sì; leggermente!..... Abbiamo agito troppo leggermente: con troppa fretta.....
Ma queste parole, il Roero, più che per il suo compagno, le ripete nella propria coscienza, come un rimprovero per sè stesso.
È il suo tormento, è il suo rimorso. È perciò che non ha mai potuto chiuder occhio in tutta notte!
Quand'egli s'è trovato la sera innanzi al Caffè dell'Accademia, in presenza dei due rappresentanti del Bonaldi, il marchese Emanuele Estensi e il conte Carlo Faraggiola, s'è sentito preso, lì per lì, da un senso improvviso di mortificazione e di timidità.
Il commendator Bonaldi e il quasi ignoto..... Nespola! Era l'aristocrazia e la democrazia che si trovavano di fronte; e a Francesco Roero, che fin allora non ci aveva pensato, seccava assai di trovarsi all'Accademia a sostenere la democrazia.
Il marchese Emanuele Estensi e il conte Carlo Faraggiola, non erano soltanto i rappresentanti del ricco e reputato giornalista moderato conservatore, con una punta di clericalismo; non erano soltanto i rappresentanti del partito politico di don Giulio Arcolei ma rappresentavano i due rivali suoi più temibili presso il cuore della Fáni; rappresentavano le idee, i pregiudizi, i gusti, i sentimenti, le raffinatezze, l'eleganza, l'ambiente, la corte della bella baronessa.
Egli sentiva che avrebbe potuto far perder la testa, far commettere qualunque scappatella alla Fáni, ma sentiva pure che presso il soglio della baronessa, egli non avrebbe mai avuta l'autorità di que' due, però li detestava e li ammirava, li metteva in ridicolo e li invidiava. Francesco Roero era ricco, era entrato ormai nel sancta sanctorum della più ristretta società milanese, ma perchè suo padre, un fittabile di Lodignola, si era logorato la vita accumulando per lui. E in faccia al conte Carlo Faraggiola e al marchese Emanuele Estensi, avendo da rappresentare la repubblichetta spiantata del povero Nespola, Francesco Roero si era sentito più che mai..... il figlio di suo padre e nient'altro!
Allora, per mantenersi in credito e in sussiego, più assai preoccupato dei giudizi e dei pregiudizi della Fáni che non della pelle del povero Nespola, per l'ansia di mostrarsi lui, in tutta la sua condotta, ancor più gentiluomo di quei due campioni autentici della vecchia razza, a furia d'inchini, di sorrisi garbati e di compiacente cavalleria aveva finito per accettare tutte le condizioni e le pretese poste innanzi dagli abili avversari, con grande vantaggio del loro primo.
Il Savoldi che aspetta fuori dal Caffè Carini, appena scorge il Roero e il Loreda alza le braccia e le mani festosamente in segno di saluto, li raggiunge affrettando il passo e subito, per scherzare e per far ridere il Roero, domanda rivolgendosi comicamente serio a Nicoletto: