Un grido, un nuovo orribile grido di Roero:

— È morto!

IV.
?.....

Francesco Roero dopo il duello si chiude in casa, senza ricevere, senza farsi più veder da nessuno. Ha sempre fissi dinanzi a sè, gli occhi stravolti del morente, la macchia rossa che si allarga, sente sempre l'odor del sangue. D'ora in ora, la solitudine, l'abbattimento, la stanchezza, lo rendono sempre più nervoso e più inquieto. È un'inquietudine, è un terrore quasi fantastico del reale, del presente..... e dell'al di là! È il terrore di quel sangue, di quegli occhi, dell'anima stessa, del fantasma di quel morto; e lo turba, lo agita pure il pensiero di un processo, di una condanna... Forse la prigione!

— È stato ammazzato un uomo! Abbiamo ammazzato un uomo!

E Stefania? Com'è lontana oramai! E ieri, soltanto ieri era lì, proprio lì, seduta dinnanzi alla scrivania!

L'idea della notte, di passar tutta la notte così solo, colla visione di quel duello, di quel sangue, di quegli occhi, lo spaventa.

Suona, chiama Giovanni, il servitore:

— Va subito in cerca dell'avvocato Olivieri; adesso lo troverai facilmente alla Patriottica; e del dottor Sellero. Non mi sento bene. Fa presto!