— L'opinione pubblica, per chi è? Che cosa dice la gente?

— È favorevole al vivo.

— E... in casa Arcolei?

— Con questo duello il Bonaldi e la Difesa hanno acquistata molta autorità e forza: ciò, naturalmente, farà gongolare don Giulio, che per altro si guarderà bene dal dimostrarlo.

— E... io?

— Tu?

— Sì. Credi che io sarò ricevuto bene, come prima, in casa Arcolei?...

— Ecco, ciò dipende dal grado, diremo, di stima e di simpatia che può aver per te la signora baronessa. Tu solo, mio caro, sei in grado di sapere fino a che punto ella può esser disposta a chiudere un occhio. Perchè è così: in faccia a casa Arcolei, alla sua corte e al mondo milanese tu, con quel tuo Nespola sanculotto, ti sei abbastanza incanagliato.

Il Roero comincia a cenare svogliatamente, ma poi, a mano a mano, acquista un ottimo appetito. Anche lo champagne e l'allegra parlantina dell'avvocato fanno il loro effetto, e però, quando dopo la mezzanotte egli torna a letto, si addormenta subito e placidamente. Ma verso le quattro si desta di colpo sussultando, e si rizza a sedere sui cuscini col respiro rotto, affannoso, col cuore che gli batte furiosamente, colla fronte madida di sudore.

— No, no, no, io non ho fatto il mio dovere! Io non sono in regola colla mia coscienza! Io dovevo imporre condizioni meno gravi, io dovevo far valere l'inferiorità fisica del povero Nespola in confronto del Bonaldi! Invece io ho accettato in fretta e in furia tutto ciò che proponevano il Faraggiola e l'Estensi in vantaggio del loro primo! Io non ho pensato nemmeno a quel povero disgraziato che mi aveva affidato il suo onore e la sua vita! Io non ho pensato che alla Fáni, a ciò che quei due avrebbero riferito, avrebbero detto di me alla Fáni... Ed io quell'uomo l'ho fatto ammazzare; l'ho lasciato ammazzare per la Fáni!