Nel buio della camera ecco ancora riappariscono gli occhi stravolti, la gola squarciata dalla larga ferita e nel silenzio profondo risuona l'urlo terribile della convulsione e della morte:

— Lulù! Lu... lù...

Era la disperazione, era il delirio!

— Lulù! Lu... lù...

Che contrasto strano, doloroso, persino ironico, questo grido, questo nome, il nome di un cane, di una bestia su quella bocca sformata che vomita sangue, che spasima, che si torce nell'agonia!

— Lulù? La cagnolina, l'unico affetto del povero Nespola! Gli ho promesso di custodirla, di tenerla con me! Gliel'ho promesso e lo farò! Giuro che lo farò! Ma dove trovarla? Dove sarà? Nespola rideva, scherzava sempre su tutto, su tutti! Forse è uno scherzo anche Lulù!

Nella cameretta che il Savoldi teneva alle Tre Spade — tutta casa sua! — Lulù non c'era. Non c'era niente in quella povera camera lontana; una topaia su, all'ultimo piano! Avevano trovato un pettine e un berrettino da viaggio; due solini staccati, uno sudicio ed uno nuovo... Poi nient'altro che giornali e mozziconi di sigari. Un gran puzzo, un tanfo di sigaro spento.

— Lulù? Forse è stato uno scherzo e non esiste nemmeno! Oppure, chi sa, Lulù è presso qualche donna.... presso un'amica, un'amante di quel povero diavolo! In tal caso devo cercarla, devo prenderla con me; l'ho promesso!

Francesco a poco a poco si calma; il suo respiro, i battiti del suo cuore si fanno più regolari. Egli torna a tirarsi giù, sotto le coperte, a stendersi nel letto, e continua a pensare:

— Domani, andrò di nuovo alle Tre Spade. Domanderò all'albergatore di questa Lulù; forse egli saprà dirmene qualche cosa. E poi pagherò il conto del Savoldi. E se quel povero diavolo ha lasciato altri debiti li pagherò. Voglio che la sua memoria sia rispettata. L'Olivieri penserà al funerale, che si farà a mie spese...