..... Gli occhi di Nespola non sono più minacciosi. Nespola ringrazia, scoppiando al solito in una grande risata e il Roero, a poco a poco, si addormenta tranquillamente.
Ma la mattina dopo il suo primo pensiero non è di correre alla locanda delle Tre Spade in cerca di Lulù, è di mandare in portineria nella speranza di trovare un bigliettino, un libro, qualche cosa che gli sia mandato da Stefania. Stefania accorta e prudente, anche quando è innamorata, non gli ha mai scritto e il Roero non aspetta certo una lettera, ma due righe, una parola, un cenno soltanto, per fargli capire ch'ella è in collera, che lo ama sempre.....
Niente. Di Stefania, niente: non ha scritto, non ha mandato un libro, il segno d'intesa che è sola in casa verso le sei, prima di pranzo e che lo aspetta a quell'ora senza fallo; non ha mandato nessuno.
— È troppo presto ancora; verrà qualcuno più tardi. Ieri non mi ha veduto in tutto il giorno, ma ieri sera mi ha certo aspettato come al solito. Perchè si sarebbe cambiata? Che cosa ho fatto? Che delitto ho commesso? Ho fatto da padrino ad un giornalista mezzo repubblicano che ho conosciuto molti anni fa! Ciò può aver urtato don Giulio; non lei. Lei sa benissimo che io non sarò mai un codino.... E per quanto abbia detto, predicato, non è mai riuscita a farmi ammirare suo marito! Un grand'uomo perchè sa non far niente e perchè non parla! Io sono un artista, uno scrittore; ho altri ideali, altri doveri! Non sono un imbecille ieratico sullo stampo del suo Estensi e del suo Faraggiola! Chi sa, però, come questi due sapranno valersi dell'occasione per screditarmi e per guadagnar terreno. Sono invidiosi, gelosi; qualche cosa hanno dovuto subodorare e mi odiano... Ma la Fáni con me, ormai... E venuta qui... È stata qui, vivaddio; qui in casa mia! Certo questa volta mi scriverà o mi farà dir qualche cosa!
Presentarsi in casa Arcolei senza un avviso di Stefania, non si arrischia per via di don Giulio:
— Se don Giulio mi fa uno sgarbo?... Se non mi riceve?... Scrivere io a Stefania?...
Impossibile. Stefania gli ha proibito di scrivere, per qualunque motivo, assolutissimamente.
Non c'è altro dunque che aspettare e il Roero aspetta e non si alza da letto: dormendo, il tempo passa più presto e spera in cuor suo d'essere svegliato da un messaggio di casa Arcolei.
Chiude gli occhi, ma tende ansioso le orecchie ad ogni passo, ad ogni voce, ad ogni suonata di campanello.
Non può dormire; si volta, si rivolta. Mille pensieri lo agitano; gli ritornano le inquietudini, le smanie come il giorno innanzi. Ha già mandato Giovanni in portineria due, tre volte: niente! Si alza per far colazione e strapazza il servitore, il parrucchiere, lo stampatore venuto a portargli delle bozze. Poi, non ha ancor finito di far colazione, pianta lì tutto e si veste per uscire.