Mentre il Roero attraversa l'Anticamera della signora Suzann, sente da lontano, nell'appartamento, una donna che strilla e nella stanza vicina l'abbaiare di un grosso cane. Il cane è Müloch, un danese magnifico enorme, che accompagna sempre la padrona sul Corso, sotto la Galleria, a piedi e in carrozza.

Francesco, a quello strepito, si ferma su due piedi, fissando Elisa, la cameriera che gli ha aperto l'uscio.

— Chi c'è?... C'è gente?

— No, no; nessuno. È un'amica della signora appena arrivata da Bergamo.

— La signora Carlotta?... La signora Canzi?

— Appunto: come lo sa?

Il Roero non risponde, ma è lietissimo in cuor suo di quell'arrivo e di quell'incontro e segue la cameriera nell'altra stanza, dove c'è il solo Müloch che continua ad abbaiare furiosamente contro un uscio chiuso dal quale si sente più forte la voce irata, che grida e che minaccia.

La cameriera chiama il cane e lo calma:

— Fermo, Müloch!... Taci, Müloch!

Il cane si volta e benissimo educato alle accoglienze ospitali della casa, appena vede entrare un bel giovine elegante, cessa dall'abbaiare e gli si avvicina annusando e dimenando la coda, esprimendo il piacere di fare una nuova conoscenza.