— Ho detto che mi secco, mi secco, mi stufo!

Il Roero quasi si arrabbia; non è più tornato dalla Fáni, verissimo, ma per certi suoi calcoli che ormai, pur troppo, comincia a riconoscere sbagliati.

«Non andandoci più io», aveva pensato, «finirà col venir lei!... Verrà lei!»

E già la rivede seduta lì, nel suo studio, proprio lì, dinanzi alla sua scrivania, e colla smania, colla febbre sente ancora quel bacio... il tremito delle labbra, quella carezza della guancia ardente, vellutata, mentre il povero Nespola urla e strepita sotto la finestra!

— Tornerà! Tornerà! — Invece...

Ma invece di tornar lei, ha mandato suo marito

— E così, — domanda l'avvocato scotendo Francesco per un braccio, — che cosa ti ha detto quel bonomo dell'Arcolei?

— Di non pregiudicarmi troppo leggermente, di pensare al mio avvenire, di non arrischiare la mia libertà. Il giorno, per esempio, in cui volessi prender moglie?... «Che impiccio in casa propria una figlia, non si sa di chi!» Mi ha detto, quasi mi ha imposto di mettere Lulù in collegio, in qualche istituto femminile. Figurati! una bimba che non avrà più di cinque anni! «Fatela istruire, fatela educare! Assegnatele un piccolo capitale, una dote; ma tenerla con voi? Allevarla come figlia? Diventate matto? Sarebbe un gravissimo errore! Una pazzia!» Ah! Ah! Sua moglie deve odiarla molto la povera Lulù!

L'Olivieri si ferma un momento su due piedi, poi domanda:

— Posso parlar chiaro?