È molto incerto ancora... (con un brivido, pensando al Businello) se canterò! (calmandosi, con voce bassa, balbettando) Sa?... sono rimasta sola... la mia povera mamma...

NICCOLINO

No, non ho saputo niente!... Me ne dispiace moltissimo! (distratto, guarda ancora verso la finestra — ha freddo) Coraggio!... non parliamo adesso di malinconie. (avvicinandosi con galanteria e mettendo un braccio sul divano in modo di toccare anche Dorina) Dunque?... che cosa mi voleva dire?

DORINA

Voleva spiegarle... come sono venuta in casa del maestro Costantini!

NICCOLINO

Per studiare il canto? — Brava: bisogna slanciarsi all'estero! — Lasci fare a me. Quando sarà il momento le farò io la claque! Ha fatto benissimo.

DORINA

Sì?... Davvero?... (ancora con un brivido, pensando al Businello: poi fermandosi e tornando timida come prima e commossa) Allora... le dirò... come l'ho avuta (con amarezza) questa buona idea! Subito dopo licenziata, il maestro Costantini è venuto al nostro albergo per sentirmi la voce. Ebbi (con amarezza ironica) un grande successo; tale che poi il maestro correva apposta a Lugano per darmi lezione e quando... (si ferma con un singhiozzo) Allora mi ha subito scritto: «Venga a Milano, che ha un tesoro in gola!» Invece non avevo altro che qualche migliaio di lire alla Cassa di Risparmio! — Prima di accettare, mi sono presentata come istitutrice in un'altra casa; — ma ero troppo giovane!... In verità non mi volevano perchè la Marchesa mi aveva scacciata.

NICCOLINO