Sorride, diventa rosso, messo in orgasmo e intimidito da quel cappellino verde che si avvicina lentamente. Egli si ferma colla scusa di accendere un altro sigaro, e intanto, mentre tiene colle due mani il cerino per difendere la fiamma dal vento e fuma, fuma come una locomotiva, guarda innanzi, spiando chi c'è in compagnia della signorina Emma.
Carlo Borghetti (fra sè come sopra) Donna Fanny... il poeta... il presidente... il Verdi... Per Dio, chi è?...
Il sangue gli dà un tuffo: l'architetto è diventato pallido: anche il secondo sigaro non tira. In fretta attraversa la contrada; vuole schivare, non vuol fermarsi con quella gente.
In quell'«andante maestoso» che si avvicinava con Emma, in quel gilet bianco, in quel cilindro lucente come un fanale, egli ha subito sentito, indovinato, il gran conferenziere, l'uomo del giorno, un nemico... il nemico!
Il nobile Barbarani (ha visto l'architetto da lontano: fa un piccolo salto, chiamandolo, e si pianta in mezzo alla strada per fermarlo) Carlo Carletto! Son proprio content! (rivolgendosi a Giordano Mari) Adesso le farò conoscere (colpetto di tosse: colla voce più forte) un grande originale. Molto ingegno! Molta erudizione! Matto, ombroso come un cavallo! Ha la specialità dei monumenti, delle antichità, tutta roba interessante per gli appositi amatori, per la storia — bravo! — Ma con la dovuta moderazione! (un altro colpetto di tosse perchè si arrabbia e soffoca) E col dovuto rispetto e le dovute convenienze per chi paga le tasse e ha diritto ai suoi comodi! Milano è una città modernissima — per i milanesi prima di tutto!... Non un museo per i forestieri! Carlo! Carletto!... Don Carlo!
Carlo Borghetti — (risponde seccamente) Ciao. (Si leva appena il cappello e tira via diritto, affrettando il passo e con una faccia tale che tutti sorridono, ma nessuno osa fermarlo).
È proprio fuori di sè. Egli odia in quel punto tutta la gente e tutte le donne. Le donne in ispecial modo: leggiere, vane, civette, false!... Tutte le donne, che poi si riducono per Carlo Borghetti ad una sola, Emma, il cappellino verde, colpevole di farsi accompagnare per la strada da quel ciarlatano dell'oratoria; colpevole.... colpevole, sopra tutto, di non aver mai capito ciò ch'egli si è sempre studiato di nasconderle, a furia di musi, di scontrosità e magari anche di sgarberie!
Il nobile Barbarani (rimane per un istante sconcertato, fermo in mezzo alla strada; poi, brontolando, si mette alla coda prendendo sotto braccio il cavalier Venceslao) Che presunzione! Che arroganza! Per avere il diritto di mancare anche di educazione, bisognerebbe chiamarsi per lo meno... il Brunelleschi!
Giordano Mari (sottovoce, osservando la signorina Emma, dopo di aver osservato l'atto, il turbamento, quasi la fuga del giovanotto) Chi è quel signor.... Carletto?
Emma (con naturalezza... sincera) Mio cugino, l'architetto Carlo Borghetti.