Giordano Mari (con squisita cortesia, per fare un complimento alla famiglia) Oh, oh!... Il sapiente artefice restauratore, il rievocatore, dirò meglio, del monastero di Pontida?

Emma (sorridendo, perchè tutti ridono in coro delle originalità di suo cugino) Già: e si figuri: adesso, perchè lo zio è diventato ministro dell'istruzione pubblica, voleva dare le sue dimissioni, sospendere i lavori...

Giordano Mari (vivamente interrompendola, parlandole più curvo, quasi inchinandola) Come, come, Sua Eccellenza l'onorevole Albertoni sarebbe dunque suo zio?...

Emma. Sì, fratello della mamma.

E così dicendo Emma arrossisce e torna a guardare per terra, confusa, turbata e inebriata. Sente che Giordano Mari le si è fatto più vicino, sente più vicino a' suoi capelli, alle sue guance, quella bocca eloquente, mobile, carnosa, dai bei denti lucentissimi e si sente tutta avvolgere da uno sguardo più fisso, più intenso, più caldo e... — Che peccato! — mormora, sospira ingenuamente. — Siamo già a casa!...

A quattro passi di distanza:

Donna Fanny (dicendo quasi la stessa cosa a Guido Bardi) Che peccato! Siamo arrivati!.... Ed io devo proprio salir un momento dalla signora Dionisy..

Guido Bardi (con una certa ansietà che gli rende la voce un po' velata) E... dopo?... Sì?... Vengo a salutarla?

Donna Fanny. Oggi... non si può. È domenica: devo andare anche da mia suocera: è il suo giorno.

Guido Bardi (si rannuvola... si morde i baffi).