Ma a Napoli, proprio a Napoli, gli succede per la prima volta di confondersi, di incespicare: ad un dato punto deve fermarsi. Il periodo gli sfugge ed egli rimane a bocca aperta, colla sua mente, colla sua memoria smarrite dinanzi al vuoto. È il balbettamento, l'ingarbugliamento d'un attimo; salta tutto Diderot, si riprende con Rousseau, e la conferenza finisce con un'imponente ovazione... venti minuti prima.

Nessuno, meno Emma, se n'è accorto; ma Giordano ne rimane assai impressionato, tanto più che la sonnolenza, sparita appena a Napoli, gli ricomincia, improvvisamente, più grave, come un affanno, come una pena, e il dolorino della nuca, rode, rode, continua a rodere.


Giordano (ad Emma: l'ultima sera che restano a Napoli: invece di tenersela a braccetto, la lascia andar avanti sullo scalone dell'Hôtel des Étrangers e le tien dietro, faticosamente, appoggiandosi, tirandosi su per la ringhiera) A me quest'aria calda del mare, questo continuo scirocco dà maledettamente alle gambe. E a te?... No?

Emma (voltandosi in alto, sulla scala: tutta illuminata dalla luce elettrica, bella come la salute, la giovinezza e l'amore.) No. Io mi sento benissimo! Mi piace tanto Napoli! (Sorridendo a suo marito che si è fermato sulla scala, qualche gradino più giù, per tirare il fiato) «Oh dolce Napoli... Oh suol beato!»

Giordano (brontolando) Ed io non vedo l'ora di essere a Roma.


Il giorno dopo, alle due, alla partenza del diretto per la capitale, tutta la corte di Emma e di Giordano Mari si trova alla stazione, sotto la tettoia, per i saluti. Gli adoratori di Emma le hanno riempito il coupé di fiori; gli ammiratori dell'illustre conferenziere gli hanno gonfiato le tasche a furia di giornali colle recensioni, le note, i dispacci che riportano il grande successo dei Precursori alla Filarmonica. Giordano Mari vuol darsi l'aria di non leggere i fogli politici altro che per avere le notizie d'Africa, ma invece ne è ghiotto, smanioso. Li scorre tutti colla speranza, coll'ansia di trovarvi il suo nome; e gli articoli più favorevoli se li fa leggere ad alta voce da Emma.

Un giovane «novelliere e pubblicista» che si è già raccomandato per un posto di professore, anche straordinario, alle scuole tecniche: gli si avvicina presso il predellino del vagone con aria di mistero: Una parola. Scusate, commendatore.

Giordano (gli sfugge un primo moto di noia, ma poi, dissimulando, scende dal predellino e lo piglia affettuosamente sotto braccio per sentire).