A Napoli:
A Napoli, prima ancora del conferenziere, ottiene un trionfale successo sua moglie, la nipote del ministro Albertoni, la ricchissima signora milanese: — Una Dionisy!
Giordano ed Emma sono arrivati a Napoli di lunedì; ma la conferenza non sarà tenuta, alla Filarmonica, altro che la domenica dopo. Emma non è mai stata a Napoli; per questo, gli sposi hanno anticipato di alcuni giorni il loro arrivo.
L'espansiva cordialità meridionale si è rivolta, spontaneamente, alla giovine signora, così bella e così elegante; così gentile, amabile, briosa. Fra il gran codazzo della gente seria, che circonda l'illustre pensatore per via dello zio Eccellenza — professori, artisti, letterati di carriera; qualche vecchio tarlo della burocrazia, qualche giovane postulante, con una raccomandazione da fare, od una parola da far dire, una croce od una commenda da ricordare, un posto od un avanzamento da ottenere — e fra la schiera giocondamente disinteressata degli «elegantissimi», pieni di quattrini, di spirito e di titoli risonanti, che fanno la corte alla moglie — si è formata attorno ai coniugi Mari una folla, una vera folla, solo intenta ed instancabile nel festeggiarli, nel rendere loro ancor più gradita, più splendida e più simpatica la proverbiale ospitalità napoletana.
Si aspetta con ansietà rumorosamente cortese la conferenza alla Filarmonica; ma intanto tutti corrono affaccendati vicino ad Emma, smaniano e perdon la testa per lei, la donna «ideale», la «soavissima», la «splendida milanese», la «magnifica lombarda», «la divina», l'«incantatrice».
Ed Emma? Emma è felicissima; è un sole raggiante. Essa vede che tutto ciò lusinga l'amor proprio di Giordano; che tutto ciò lo rende più allegro e più amoroso, ed è lieta del suo trionfo, è contenta di piacere perchè così sente, capisce di piacere molto di più anche a suo marito.
Egli infatti la guarda, sorridendole, con intimo compiacimento, come scoprendo in lei nuove bellezze, come se si accorgesse adesso, per la prima volta, che sua moglie è bella assai.
All'Argentera erano soli; a Milano, Emma vi era nata, vi era cresciuta; che fosse bella non era mai stata una novità per nessuno, nessuno quasi ci badava, e però aveva finito col non badarci, o quasi, anche suo marito. E, come prima, donna Fanny avrebbe perduto per lui tutto il piccante della buona avventura e non sarebbe stata altro che una faticosa servitù senza le feroci gelosie di Guido Bardi; così adesso, quando egli rientra la sera all'Hôtel des Étrangers, e il tedesco di guardia chiude la porta in faccia a tutta quella folla desolata ed invidiosa degli adoratori di sua moglie, egli sente il bisogno di stringere più forte il braccio di Emma e di dirle con passione: Sei mia, tutta mia, soltanto mia.
E poi all'Argentera, in quelle ultime settimane, faceva freddo... e a Napoli continua a far caldo; all'Argentera era inverno e a Napoli una perpetua primavera; all'Argentera pioveva e a Napoli brilla il sole; all'Argentera c'era il Monterosa che intirizziva le gambe e a Napoli il mare e lo scoglio di Frisio che invitavano a cantare «Santa Lucia...».
E poi... Giordano Mari le pensava tutte. Non sarebbe stato bene prepararsi la scusa di Napoli per il caso che a Roma non fosse stato in grado per la seconda conferenza del famoso ciclo? Già, era più per Emma che gli premeva, non per il pubblico. Lo conosceva bene il pubblico delle conferenze: beve grosso. Basta parlar forte e non fermarsi mai... Quelli che stanno a sentire non sanno fare altrettanto... e, maravigliati, battono le mani.