— Giordano Mari (con la voce alterata) Già; questo zio ministro è un bel regalo di mia moglie!

— Io vi sono amico dichiarato, e mi vanto un grande ammiratore vostro anche in mezzo ai vostri nemici.

— Nemici? Io non credo di averne.

Quell'altro (cupo, e più sottovoce: come fosse per svelare una congiura) Moltissimi. Ma voi non dovete temere. Non ci dovete manco pensare. Siete tanto forte, voi! Tanto grande! — E accettate un mio consiglio. Vi accorgerete presto che io vi voglio bene veramente: più assai di tutti costoro! (accennando alla folla che circonda Emma) Più assai! (Dandogli il Popolo col titolo piegato, nascosto) Non lo dovete leggere questo giornale, lo dovete stracciare! E, sopra tutto, state bene attento che qualcuno di questi falsi amici vostri non lo faccia leggere a donna Emma.

... Il treno, finalmente, si muove, parte: tutti salutano alzando i cappelli, sventolando i fazzoletti, e gridando: «Arrivederci! Arrivederci!» — L'espansione di quest'ultimo addio è straordinaria.

Emma (dopo essere rimasta un pezzo col capo fuori del finestrino, rientra ancora tutta rossa, tutta commossa e comincia a levarsi il cappellino).

Giordano (si è già accomodato, rincantucciato nell'angolo opposto, col pensiero fisso, inquieto, nel numero del Popolo che ha in saccoccia e che brucia di leggere; ma non si arrischia per timore di Emma).

Emma (con entusiasmo pei suoi napoletani) Quanto sono buoni! E come ti vogliono bene!

— Anche a te, mi pare.

— Torneremo a Napoli? Mi ricondurrai a Napoli, non è vero?