— Sentirò mio zio.

E, infatti, nell'uscire dal Caffè di Roma, e mentre Emma, sempre allegra e ridente, cammina innanzi, tra un sottosegretario e un consigliere di Stato, gli riesce di restare indietro, pigliandosi a braccetto lo zio Eccellenza.

— Ascolta: una parola.

Sua Eccellenza (guardandolo con diffidenza) Anche tu, avresti subito qualche raccomandazione da farmi?

— No, mai. Io non ti raccomanderò, dato il caso, altro che me stesso!

— Benissimo! Si tratta della conferenza o della cattedra?

— Della conferenza, per il momento. (Più sottovoce, per non farsi sentire da Emma e nemmeno dall'ombra di Pietro Schiavino). Posso sperare nell'intervento della Regina?

— Non è molto facile; ma tenteremo. S. M. adesso deve recarsi a Napoli per alcuni giorni.

Giordano (contento) Benissimo: aspetteremo dopo.

— Dopo o prima. Insomma... si vedrà. Soltanto, forse, potendo ottenere questa particolare distinzione, bisognerebbe attenuare, almeno in parte, assopire, diremo, la retorica giacobina. Pensa un po' anche ai miei colleghi di Gabinetto! (Vivamente) Non devi venire qui, proprio a Roma, a farmi strillare i galli di Renzo! (In fretta, per allungare il passo e raggiungere la cara nipote) Ne riparleremo più tardi.