Giordano (trattenendolo) Ho anche bisogno di un tuo consiglio, a proposito di una tirata velenosa del Popolo contro la mia conferenza di Napoli. L'hai letta?
— Misericordia! Non arrivo in tempo nemmeno a leggere tutte le tirate velenose contro di me!
— Quel Pietro Schiavino dev'essere un gran farabutto!
Sua Eccellenza. No. (Sospirando) Pur troppo! Il mio prudentissimo consiglio è di fingere di non aver letto niente.
— E se continua ad attaccarmi? O se ricomincia dopo la conferenza di Roma?
— Tu non mutar sistema: fingi sempre di non leggere il Popolo.
Giordano (riscaldandosi) Ma se lo legge mia moglie? Pensa, povera donna che impressione, che colpo, che dolore! Se mi secca, se lo temo anche questo maledetto Schiavino, è per Emma, soltanto per Emma! Per me? Figurati! Io sono nell'arte e nella filosofia sopra tutto sincero, e me ne infischio dei Popoli civili e incivili? Ma Emma, povera creatura! È tanto sensibile; ancora tanto gracile sotto la sua apparente floridezza! Se si mette a piangere, fa una malattia. Me lo ha tanto raccomandato anche il suo dottore. «Bisogna evitarle non solo i dispiaceri, ma persino la più piccola contrarietà». (Stringendolo sotto il braccio con effusione) Cerchiamo, cerchiamo insieme. È così buona! Così cara! Se fosse possibile trovare, in qualche modo, il giro... la persona per poter indurre quel tanghero temerario dello Schiavino a lasciarmi in pace.
Sua Eccellenza (dopo aver guardato fisso Giordano, stringendo le labbra e scrollando il capo) Impossibile! (Con amarezza) Si dice tanto male delle canaglie: eppure, quasi direi, in moltissime circostanze speciali, un galantuomo è ancora la peggiore disgrazia che ci possa capitare!
L'Albertoni e Giordano Mari continuano in silenzio per un lungo tratto del Corso. Sono assorti, rispettivamente, nei loro gravi pensieri. Tuttavia, il tenero marito rivolge di tanto in tanto, con un sospiro, un'esclamazione affettuosa verso la moglie, che cammina sempre dinanzi, dritta e svelta, col suo passo ritmico, sicuro, risonante, fra i due onorevoli che le fanno la corte; e lo zio ministro, pure di tanto in tanto, lancia qualche occhiata d'investigazione al bel profilo della nipote, così elegante, così prosperosa e così slanciata. E appena Emma alza un po' la veste, ne ammira i bei piedini; e certe volte tra il voluttuoso fruscìo delle sete intravede — sono rapide apparizioni — il primo contorno, sottile e forte, di una gamba superba... capitolina.
Sua Eccellenza (d'un tratto, fermandosi di colpo e fissando Giordano che si ferma a sua volta) L'onorevole Cogoleto! Forse ho trovato l'uomo, il colonnello Cogoleto. Uno dei Mille. Ha salvato la vita a Garibaldi. Repubblicano puro, ma non irragionevole. Perciò, ammaestrato dalla conoscenza degli uomini, guidato dalla coscienza storica del paese e anche per non perdere il collegio, ha votato ultimamente con noi, che, se non altro, siamo personalmente e politicamente onesti. E anche, come ingegno, tutt'altro che un Carneade! Col tempo, se non un ministro, ne potremo fare un buon sottosegretario.