La signora Letizia. Venga domani a colazione...

— A che ora? Perchè alle dieci ho l'ospedale.

— Venga alle dodici. (Dopo un momento, interrompendo il dottore che intanto ha continuato a lamentarsi, sedendo più comodo e accavallando le gambe, d'essere in gran ritardo e di non poter nemmeno respirare per le molte visite che ancora gli rimangono da fare) Devo dirle proprio tutta la verità? Io l'Emma... non la capisco! Non me la spiego! E sì, che sono sua madre! Mai una tenerezza, un momento d'espansione — nemmeno d'allegrezza; di quell'allegrezza affettuosa che hanno tutte le ragazze....

Il dottore (fisso, cupo, aggrottando le ciglia) Invece... in certi momenti si mostra nervosa?... È facile all'irascibilità?...

La signora Letizia (continuando)... passano settimane senza che venga a darmi un bacio; anche la sera devo sempre essere io la prima. Mai nessuna confidenza, e come fa con me, tal e quale con quel... buon uomo di suo padre!...

Il dottore (conferma, ripetendo come un'eco) Buonissimo.

La signora Letizia. E così pure rimane dei giorni interi senza dirmi una parola...

— Un po' dispettosa — vero? — un po' contraddicente?

— E mentre io sono impensierita per non potermi spiegare il suo malumore, i suoi capricci, la sua cattiveria, il suo mutismo, e comincio anche ad inquietarmi per la sua salute — ecco, non la sento a discorrere, a ciarlare, a magari ridere come una matta, colla sua cameriera? Di amiche ne cambia una ogni quindici giorni — come faceva colle bambole quand'era bambina. Adesso è un pezzo che tocca alla Fanny... Ma poi durerà anche colla Fanny?... No, no; creda, è proprio vero quello che le ho detto: Emma non pensa ad altro che a divertirsi, e non le importa niente di nessuno! Del resto... (la bella signora guarda il dottore con un'espressione che vuol dire... e dice molte cose), del resto... sarà meglio per Emma — non è vero, dottore?

È questa la solita ripetizione di tutti i giorni: quando il dottore comincia a lamentarsi delle troppe visite che ha da fare, la signora Letizia comincia, per suo conto, a lamentarsi della figliuola che non ha cuore.