Emma (destandosi una seconda volta: rizzandosi d'un balzo a sedere sul letto e fregandosi gli occhi colle dita) È una bella giornata?
— Sì, signora! C'è un bellissimo sole! Come quello di Napoli.
Emma rivolge istintivamente una seconda occhiata verso il numero 30, canterella a mezza voce, tra un piccolo sbadiglio ed un sospiro:
Oh, dolce Napoli!... Oh, suol beato!
— Ci sono lettere?
Carolina. Sissignora; due.
Emma (senza prenderle in mano: guardando la soprascritta, mentre beve a sorsi il caffè) Una della mamma e l'altra... (con un sorrisetto) Ah! Ah! Quella cara Fanny.!... E il mio babbo? Niente! (Alla Carolina: ficcandosi di nuovo, in fretta, sotto le coperte) Brr! Chiudi, chiudi! Fa freddo!
Carolina (ridendo) Siamo in novembre! (Chiude i vetri della finestra: prepara, accomoda la toeletta, riceve gli ordini per l'abbigliamento di quella mattina e se ne va piano, in punta di piedi, com'è venuta).
Emma (continuando a guardare le lettere che sono sempre sul tavolino, senza risolversi a prenderle e leggerle) Oh, dolce Napoli!... Oh, suol beato!... (sente un movimento al numero 30) Ti sei svegliato?
Giordano (dall'altra camera: colla voce grossa, rauca) No, dormo.