— No.
— Allora vengo io.
— Non si può. Devo alzarmi in fretta e rimettermi al lavoro. Pensa che oggi è giovedì.
Emma (arrabbiandosi e rivoltandosi nel letto) Auf! Sono stufa! Stufa di questa Roma! Ieri sera, Richelieu a tutto pasto, e stamattina.... è giovedì!
Giordano (prorompendo: sinceramente, senza collera) Emma, Emma, giudizio! Mi raccomando! Ti prego, se mi vuoi bene. Ti supplico! Non ricominciare. Mi sono accorto, pur troppo, anche a Napoli, che non ho più la mia memoria di una volta. Lasciami studiare, lasciami tranquillo, o mi farai fare una figura ridicola.
Emma (sempre ben sotto le coperte, conta i giorni lentamente, appoggiando le dita al nasetto) Ancora giovedì, venerdì, sabato, domenica... e poi più conferenze!
Si sente un gran sospiro anche nel numero 30.
Emma tace: sta tranquilla tranquilla; sempre guardando le due lettere sul tavolino, che per pigrizia non si risolve a leggere. È lì lì, quasi per riaddormentarsi.
Giordano, non udendo più alcun rumore dal numero 31, comincia ad impensierirsi. Vorrebbe appunto, perchè non possa ripetersi il caso di Napoli, ripassare, studiare la conferenza: fissarsi bene in testa i tagli e le varianti... E poi dirla, ripeterla parecchie volte di seguito, per abituare e rinforzare anche la voce. Però la moglie vicina gli dà noia. Emma è ancora ingenua: non conosce le malizie del mestiere; non sa che la «maravigliosa potenza e facilità di parola» non è altro che uno sforzo paziente di memoria. E poi si accorgerebbe troppo presto che sono sempre i medesimi precursori che viaggiano!... E come un lampo gli torna in mente lo scherzetto dell'editore: «Sempre bella — ma sempre quella — la bandiera dei tre color!» Bisogna liberarsi di Emma; bisogna mandarla a spasso per un paio d'orette! (forte) Emma!
Silenzio: nessuno risponde.