Giordano (pallido, minaccioso) Silenzio! Finiscila! Finiscila di piangere, di gridare... di frignare! Siamo in un albergo! Tutti possono sentire!
Emma (quasi impaurita, fissandolo con gli occhi smarriti, stringendosi la gola colle mani per soffocare i singhiozzi: balbettando) Ma tu... non sai... non sai tutto, povero Carlo! Non conosci tutto il suo cuore, la sua anima, non sai quanta bontà, quanta generosità, quanta abnegazione... E forse adesso, in questo momento muore, sta per morire lontano, solo... (con un grido disperato, buttandosi riversa sui guanciali e scoppiando in un pianto dirotto). E sono stata io! Per me! Sarò stata io!
Giordano (si avvicina, si siede sul letto accanto ad Emma distesa, bocconi: Emma continua a sussultare per l'urto dei singhiozzi: egli la fissa a lungo, le solleva tutti i capelli per scoprirle un po' la faccia: fa per rialzarla) Voltati! Guardami! Sono stata io, hai detto? Cioè! — Su! Voltati! Guardami! E spiegati! — Che lui fosse innamorato, lo avevo capito, indovinato, e si sapeva da tutti. Ma tu... Ma che te lo avesse detto, confessato, questo no. E vorrei sapere, ho diritto di sapere fino a che punto siete arrivati.
Emma (si volta, si alza d'un balzo, allontanandolo colle due braccia) Va via.
Giordano (con violenza) Dunque? Rispondi! Si risponde!
Emma. Io?... (Lo fissa a sua volta: tutta la massa dei capelli le ricade sulla faccia: essa scuote la testa per cacciarli indietro, poi li prende, li solleva colle due mani e li annoda fermandoli sulla nuca).
Giordano. Rispondi?
Emma (prorompendo) Io? Io no; tu, tu, sei tu che devi spiegare le tue parole... cattive!
Giordano (con un leggero sogghigno) So io: zii e cugini... Siete così facili a prendervi certe confidenze, in casa vostra!
Emma (indignata: con profonda amarezza) Oh! Oh! Hai detto? Che cosa hai detto? Dio, Dio, fino a che punto! Fino a questo punto! Giordano... Nino, il mio Nino! Io che ti credevo così buono! Che hai? Che hai? Non è più nemmeno la tua faccia! Non è più la tua faccia! (prorompendo) Sì! Carlo! Il povero Carlo, ha confessato di amarmi! Me l'ha detto! Quella sera stessa! Dopo di te! Poi non mi ha più detto una parola. Più, più; mai più! Veniva di rado in casa nostra; quasi mai. Era sempre via da Milano. Solo quando ha saputo che io avevo tanti dispiaceri, che io soffrivo, è tornato. E quando mi sono ammalata, mi ha domandato se — essendo ormai un fratello, nient'altro che un fratello — avrebbe potuto fare qualche cosa per me. Ed io, capisci, io stessa, nell'egoismo cieco, spietato del mio amore, della mia esaltazione, io che non vedevo che te, che non sospiravo altro che te, pur di poterti scrivere e di poter sapere qualche cosa, di poter avere una notizia, una parola tua, ho avuto l'ardire, la sfacciataggine di consegnargli le mie lettere per te! L'ho visto diventar bianco, allibire, tremare... pure — ero pazza! — al suo amore, al suo cuore, alla sua gelosia, alla sua dignità, al suo strazio non ci ho nemmeno pensato. Te, sempre te, soltanto te, sino alla testardaggine, sino alla cattiveria! Ecco, questo è il punto a cui siamo arrivati! (coprendosi la faccia con un senso di orrore) E tu!... Oh! Oh!... Non ti voglio più bene; non ti amo più. Va via!