Prima che Emma partisse da Roma, Giordano, fra tante raccomandazioni, le aveva detto ancora, replicatamente, di ricordarsi bene che al suo arrivo all'Argentera voleva trovar pronto il suo studio da lavoro e i libri messi a posto. In quanto all'altra roba, le casse, i bauli degli abiti e della biancheria, mandasse tutto in qualche stanzone a parte, o nel solaio. Lui, poi, con suo comodo, ne avrebbe fatto uno spoglio da regalare al fattore e ai suoi servitori.

Emma. Venga ad aiutarmi, signora Giovanna! Venga a vedere! Ci sarà forse qualche cosa, della roba ancora buona, che le potrà servire... per i bambini! (Rivolgendosi ai ragazzi) Venite tutti! (Prende per una manina la piccola Emma: corre innanzi con lei, facendo in fretta i passettini corti, imitando la voce, il cinguettare della bimba, ridendo e scherzando) Corri, corri, corri!... Piglia, piglia cavallin!...

Appena di sopra, i ragazzi si spingono innanzi tutti insieme per spalancare l'uscio dello studio.

— Non c'è altro, signora Giovanna? — domanda Emma alla fattoressa. — È tutta qui la roba del padrone che è stata mandata da Padova?

— Sì, signora. Due casse, un baule grande ed uno più piccolo.

Emma. Quando arriva il padrone, signora Giovanna, deve trovar tutto pronto: anche le due camere da letto, i gabinetti di toilette, tutto, tutto!

Emma comincia allegramente a vuotare una cassa di vestiti e di biancheria:

— Questa è roba per lei!... Questo è per lei! — e così via, carica le braccia della signora Giovanna e dei ragazzi di abiti vecchi e di biancheria stinta, sdrucita, per quanto bene lavata e bene stirata.

Emma (fra sè) È strano! Mio marito, tanto elegante, quand'era a Padova portava le camicie di lana coi solini e i polsini staccati! (Forte) Prenda, signora Giovanna! Questa è tutta roba che può ridurre, che può esser buona per i suoi figliuoli!

— E per mio marito!... È una provvidenza! Una vera provvidenza, signora padrona! Scusi!... Guardi. Su questa giacca, è puntata una carta. Prenda!