Emma prende, con due dita appena, il mezzo foglio di cartaccia grossa, ordinaria, da cucina — la nota, evidentemente, di tutti gli abiti contenuti nella cassa — e si affatica, studia per poter decifrare quel carattere inintelligibile, quelle parole lunghe, storte, che sembrano sgorbi. Finalmente incomincia a capire qualche cosa.

Emma (legge a stento, compitando) «Nota di tuti li vistiti del Nano...» (ha una scossa: s'interrompe e continua a leggere sottovoce; poi rilegge ancora tutto da capo, ma sempre sottovoce) «Nota di tuti li vistiti del Nano ricivudi in con segna da la Veronica»... Del Nano?... (Pensa, ripensa, diventando a mano a mano sempre più seria) Del Nano?... (La nota corrisponde esattamente cogli abiti levati dalla cassa e gli abiti sono di Giordano) Dunque: Giordano... Nano. Dev'essere un soprannome. A Padova, suo fratello, tutti lo chiamano Nano! È bruttissimo!... «da la Veronica...»? Questa Veronica dev'essere la vecchia cameriera di sua madre, la governante, di cui mi ha parlato. «Li vistiti del Nano...»?

Ma poi, infilata sopra un paio di calze a mano, trova un'altra nota simile alla prima:

«Nota di tuti li e feti di biancaria del Nano.»

Emma (alla signora Giovanna) Per oggi, basta. Sono stanca. Domani; continueremo domani.

La fattoressa se ne va, ringraziando, colla roba e coi figliuoli, ma la signora non risponde, non bada nemmeno alla piccola Emmina che le si era avvicinata aspettando un altro bacio.

— Vieni! Andiamo! Presto! — E la signora Giovanna deve tirarsi dietro la bambina, pigliandola per un braccio.

Emma (rimasta sola, dopo aver girato gli occhi pensierosi su quella cassa, su quella roba, su quelle due noticine della Veronica che tiene ancora in mano: fra sè) Mi prenderò un libro per leggere stasera... (e ripete macchinalmente a sè stessa ciò che ha già detto prima alla signora Giovanna) Poi basta, per oggi; sono stanca...

Si avvicina al baule più piccolo: alza lentamente il coperchio: è pieno di libri, di manoscritti, di carte. Essa guarda, osserva, chinandosi un po', appoggiandosi al coperchio alzato. Vede subito, dalla copertina, rossa, alcune dispense della Revue des Deux Mondes, e, dalla copertina gialla, molti libri francesi.

Emma (s'inginocchia per terra, dinanzi al bauletto, e cerca fra i libri) Lavisse... Boissier... De Roberty... Paul Sabatier, Vie de St-François d'Assise... Roba troppo seria per me!... Oh, ecco! Un volume del famoso Taine!... Ippolito Taine! Oh, che cosa c'è?... (Dal libro è caduta una lettera e un piccolo mazzolino di fiori secchi) Oh! Oh! Povero Taine, a che cosa serve! (Prende in fretta la lettera: ha riconosciuto, sull'attimo, il carattere della signora Simonetti).