Restando sempre inginocchiata, tiene la lettera alzata fra le due dita e legge e rilegge l'indirizzo, scritto con quel bel caratterino inglese, lungo, aristocratico:
Signor Giordano Mari
Hôtel Bella Venezia.
La busta è stracciata in un angolo e scorge due o tre paroline color violetto...
— Che tentazione! No! No!... Proibito!
Ma pure quella letterina se la mette in tasca. La consegnerà lei, colle sue proprie mani, a suo marito. Vuol vedere che faccia farà!... Chi sa!... Chi sa, quell'antipatica!... Quante frasi infocate!... Poi pensa al gran mutamento e alla nuova virtù di donna Fanny e sorride:
— Se questa letterina, la leggesse l'arcivescovo!... E sempre inginocchiata per terra, appoggiandosi con un gomito al bauletto, continua a pensare a Fanny, e a sorridere... e l'acuto profumo d'ambra, che esala da quella letterina elegante, le fa dimenticare, per un istante, le camicie di lana senza i polsini del Nano e le note della Veronica.
— Ci sono anche i fiori!... I fiori appassiti sul cuore!... Questi, per altro, non glieli dò! Basta la lettera! I ricordi del dolce peccato, si distruggono!
Ma guardando bene il mazzolino, guardando bene, sopra tutto, quel piccolo nastro azzurro e oro... non c'è dubbio, lo riconosce... è suo!... È suo!
— I miei fiori! I primi fiori che gli ho dato, cacciati... dimenticati in un libro qualunque, insieme ad una lettera... una lettera di quell'altra!
Subito gli occhi le si velano di lacrime, ritorna seria, scrolla il capo tristemente e sospira. Ormai conosce suo marito!