— Troppo vigliacco, ed anche troppo interessato; troppo vano e troppo furbo! In fine, egli non dovrà perdere altro che... sua moglie, ed è tutto il resto che gli preme di più! Del suo onore, in faccia mia, che gliene importa?... È la sua vanità in faccia al pubblico che gli preme! Sono i suoi comodi, le sue conferenze, gli applausi, è il Sant'Ambrogio! Non temere, sai. È lui che avrà paura di me!

Il dottore (sempre inquieto, poco persuaso) E... che cosa gli vorresti dire?

Emma. Prima di tutto, che amo Carlo — perchè Carlo è la sua rabbia, la sua invidia — e così anche per fissar bene le distanze, subito, fra me e lui!

— Questo, invece, abbi pazienza, cara la mia tosa, ma è proprio inutile andarglielo a raccontare... nemmeno per ischerzo.

— Invece, è questo che mi preme di più! È per dirgli questo, per dirglielo in faccia, io stessa, che ho la smania di rivederlo!

Il dottore (dandole il braccio: battendole ancora affettuosamente sulla mano, sorridendo) Ma e... non pensi al... viaggiatore!... Sicuro; a chi è in viaggio? (Emma si ferma, guardandolo fisso) Certamente: è anche suo. Anzi, la legge lo fa più suo che tuo.

Emma (con un'alzata di spalle, rimettendosi a camminare al braccio del dottore) Ma che! Gli farò scegliere tra mio figlio e i miei danari: sceglierà sempre i miei danari! (Fermandosi di nuovo) E tu... Senti dottore: ti prego, ti supplico! Non farmi diventare matta e cattiva. Non dirmi più che mio figlio è anche suo! Me lo faresti odiare! Non capisci, non comprendi... (rossa col viso che le diventa una fiamma, di foco) non capisci che è questo pensiero fisso — l'essere stata sua — che ho bisogno di strappare dal mio sangue, dalla mia carne? Mi odio — capisci? — mi detesto. Mi faccio orrore, mi faccio ribrezzo! La mia faccia ch'egli ha baciato, la mia bocca che l'ha baciato, mi fan ribrezzo!

Il dottore (continua ad accarezzare la mano di Emma: cercando di calmarla, di distrarla, e poi sempre inquieto, titubante le domanda) Ma e... e Carlo?

Emma. Carlo è pieno di buoni consigli, come te. Ma non importa. Faccio io ciò che voglio e non lo lascio più.

Il dottore (vivamente) Come, come... «non lo lascio più?»