Emma. Finchè è ammalato, verrò io tutti i giorni a Val d'Olona; quando sarà guarito, verrà lui, tutti i giorni da me, all'Argentera.
Il dottore (scrollando il capo e sospirando) Guarito...
Emma. Sì, guarito. Ne sono persuasa, ne sono convinta... Perchè credo ancora in Dio!
Il dottore (le tira lo scialle sulle spalle, le copre anche un po' la faccia e, prendendosela a braccetto e continuando la strada verso Val d'Olona, ricomincia colla sua voce lenta, sommessa, penetrante) Sì, cara, ma quando si vuol ottenere un miracolo da Domeneddio, bisogna che anche noi, — vero? — da parte nostra, facciamo tutto il possibile per aiutarlo, per assecondarlo. E io credo che la tua vicinanza, la tua frequenza, il vederti, insomma, troppo spesso... non sia, direi, non credo molto indicato, nello stato presente di Carlo. Carlo non è guarito, veh!.. Pur troppo, non è il caso di farci illusioni! È uno stato ancora molto precario; la più piccola scossa, il più piccolo turbamento, la più piccola emozione, anche piacevole, gli potrebbero essere fatali. Però ti consiglierei, per il suo bene, di tenerti il più possibilmente lontana... da Val d'Olona. Già; appunto. (Pausa) Con te, è inutile far tanti misteri. Tu sei una donnina brava, buona, ragionevole. Hai perduto la testa una volta per quello là, di Roma, e adesso ti trovi a brutte conseguenze. Ma io spero ancora; vedrai. Passato questo giorno di burrasca, la vita avrà per te nuovi argomenti di distrazione, e di conforto... e anche di compiacenza. Su! Su! Con quel faccino, con quegli occhi! Non guardare per terra: guarda il cielo com'è bello, limpido, azzurro. E ti ricordi, invece, due o tre giorni fa, com'era fosco? Tetro? — Dunque... un buon colpo di vento e spazza via tutto — vero? — (Un'altra pausa) Tu sei piena di buon senso e di cuore, due cose che, quando vanno insieme unite, il che succede molto di rado, rimediano a grandi guai. Non vuoi dir niente alla mamma e a nessuno?... Forse, in questo, puoi anche aver ragione. Fra te e... quell'altro là, potrete forse intendervi meglio. Ma quando vi troverete insieme, se io non devo essere presente, voglio almeno esserti vicino. In quanto a Carlo... se tu pensi anche a volergli bene... è un'altra quistione. Io non posso dire nè sì, nè no. Si tratta del tuo cuore e della tua coscienza. (Ridendo per far sorridere Emma) Io sono un dottore e non un confessore. E non mi preoccupo altro che della mia partita, cioè della salute del corpo! Per ciò, devo concludere, che non basta salvare le apparenze — cosa della quale sono convinto, vero?, hai troppo rispetto di te stessa — ma... alla larga, almeno per il momento, alla larga... da Val d'Olona! Già, siamo d'accordo: a Carlo non è scoppiata la pleurite perchè abbia preso troppo freddo o troppo caldo, ma in seguito ad un'anoressia nervosa, giunta persino allo stadio più acuto della sitofobia, e alla quale ha dato origine una forte eccitazione psichica di natura deprimente. Insomma, tu hai sposato quel... Giordano, e Carlo non è stato più bene; e come ti avevo scritto anche a Roma, in quella lettera che non si sa in che modo sia andata smarrita, è guarito della pleurite, ma gli è rimasto latente nei polmoni un... focolaio...
Emma (sorridendo, trasfigurandosi in viso) Eccolo Carlo! Eccolo, ci viene incontro!
Il dottore (punta gli occhi, diventando truce: gli si muove la barba come se masticasse qualche gran minaccia, ma poi la voce non corrisponde all'aspetto terribile) A casa, a casa!... Subito a casa!... E a letto!
Carlo (scarno, pallidissimo, soltanto con le gote un po' accese) Mi sento meglio, oggi!... Molto meglio!
Il dottore (gli tocca il polso, la fronte) Ragione di più, per condursi in modo, appunto, da non perdere con un'imprudenza ciò che si può aver guadagnato, sicchè... (prendendolo per un braccio) torna indietro e per oggi basta: torna a letto!
Emma. Dottore!... Come sei cattivo!
Il dottore (arrabbiandosi) Insomma!... Bisogna tener presente che ancora tre o quattro giorni fa eravamo in alto mare, coi senapismi e colla digitale!