Carlo. Volevo soltanto prevenire la signora Emma che mi sono prevalso del suo nome e del suo permesso e che ho ordinato al suo cocchiere di attaccare.
Emma. Perchè?
Carlo. Perchè è meglio ch'ella ritorni all'Argentera mentre c'è ancora un po' di sole. Dopo, sentirebbe troppo freddo.
Il dottore. Carlo in questo ha ragione. (Al Borghetti) Hai fatto benissimo. Per il freddo, appunto, e anche per tutto il resto! (Ad Emma) Tienti il mio plaid se hai timore di non essere coperta abbastanza e... giudizio! Da brava! Ci rivedremo prestissimo. Intanto... torna quietina all'Argentera. Te lo ha consigliato Carlo; te lo consiglio anch'io.
Emma (sorridendo) Siete tutti e due tanto simpatici e coi vostri consigli — auf! — diventate tanto noiosi! (Vede la carrozza avvicinarsi: stringendo la mano al dottore, nel salutarlo) Ti troverò ancora qui, domani, a Val d'Olona?... Io ci verrò — ricordati — con qualunque tempo!
XIV. «L'idolo.»
Giordano Mari si è fermato un giorno di più a Roma dopo la conferenza, e deve poi rimanere tre o quattro giorni di più anche a Bologna.
Come si fa? Egli non vede l'ora di essere un po' fuori del mondo, non vede l'ora di riposare, ma anche a Bologna, dopo la sua lezione molto applaudita, gli studenti gli offrono un banchetto... e non può dir di no!
Giordano continua a telegrafare ad Emma per avvertirla di tanti ritardi, per esprimere il suo dispiacere e per chiederle notizie. Ma Emma, dopo il telegramma spedito a Roma, e la lettera mandata a Bologna, non si è fatta più viva.
— Povera piccola! È in collera! È arrabbiatissima perchè sono ancora a Bologna! Chi sa, così gelosa, quanti timori, quanti sospetti!... Ma faremo la pace all'Argentera!