Emma (interrompendolo, urtata, offesa da quel confronto nella poesia del suo cuore) No! No! (ed alza l'altra mano rimasta libera per chiudergli la bocca... ed anche per nascondere quei denti bianchi di cui sente istintiva la vicinanza e l'insidia) No! No! Così no!... Così no! Non dica così!

Giordano Mari (lasciandole la mano rimasta tutta rossa, tutta livida) Eppure, signorina, è la verità: la verità che io non devo mai dimenticare che domando alla vita, al passato, che cerco di evocare dalla storia e di concretare colla filosofia e colla scienza: la verità; l'inesorabile e spietata verità che mi nega Dio... e mi toglie lei.

Emma (alza gli occhi sbigottita, poi rimane a guardarlo maravigliata: il cielo profondo, immenso, è pieno di stelle, e il pensiero di quell'uomo vi spazia solo, libero, sicuro. Egli impone un nome e una legge ad ognuna di quelle stelle e ne diventa il padrone. E, inconsapevolmente, la giovinetta superstiziosa e pia, la signorina cattolica e aristocratica, pensa che doveva essere così, così biondo, così bello e così forte — e pure in frak collo sparato bianco — l'angelo ribelle, il Lucifero di Milton. Essa ritrae da quell'uomo l'immagine della grandezza, e si sente umile al suo confronto, si sente debole, piccina. China il capo confusa; rimane intimidita, ma non lo fugge, gli si avvicina invece con un moto irresistibile, pieno di grazia, di verecondia e di abbandono.... gli si avvicina palpitante, attratta da un misterioso e nuovo sgomento, attratta, commossa, dall'irresistibile poesia dell'amore).

Giordano Mari (guardandola, trovando maravigliosi quei capelli, i contorni di quel collo sottile, di quelle spalle candide e delicate, sboccianti colla fragranza d'un fiore dal modesto decolleté) Dunque?... papà... no?

— No.

— Eppure... è così. È perchè sono oramai un giovine vecchio, che lei deve avere in me tutta la fiducia, ed io devo impormi la calma e il ragionamento. Per questo ho aspettato che il Barbarani me lo dicesse tre volte, in tre occasioni diverse, prima di farmi presentare a sua madre, prima di venire in casa sua. Per questo è la prima volta che oso parlarle da solo a sola... (si avvicina di più, quasi a toccarla).

Emma (trasalendo: allontanandosi) È finito! (infatti il pianoforte tace) Mi lasci andare.

Giordano Mari (senza muoversi: rimanendo appoggiato alla ringhiera del terrazzo) Ricominciano. Chi è quel signore calvo e pingue che si accinge a cantare?

— Il maggiore Costamagna.

— Che cosa viene adesso?