— Il Credo di Jago.

— Ecco, incomincia. Suo padre volta le pagine lanciando occhiate terribili: chi oserebbe muoversi adesso? Entrare in sala?

Emma (sorride e resta).

Giordano Mari (ritornando a guardarla molto e riprendendo il discorso di prima per ispirarle sicurezza e far combattere da lei stessa l'ostacolo dell'età, che egli capisce sarebbe stato il primo sollevato dalla gente contro di lui) Se non come suo padre... pensi, signorina, io avrò per altro... quasi l'età del ministro Albertoni!... Di suo zio!

Emma (subito) Ma lo zio è molto più giovine del babbo!... È fratello della mamma! (mettendosi, sorridendo con una cert'aria maliziosa, l'indice sulla bocca per raccomandare il segreto di quella sua gran confidenza) Ha due anni meno della mamma!

Giordano Mari (trovandola ancora più graziosa e piacente in quel passaggio dal candore sentimentale alla furberia birichina) Lei, vuol bene a Sua Eccellenza?

Emma.... Sì; è molto simpatico.

Giordano Mari (con aria disinvolta, senza parere: ma ha parecchie domande da fare che gli premono assai: fissando, ammirando la fanciulla tutta bianca e vaporosa, come l'evocazione fantastica di quella notte calda di giugno, egli non le dà, per sfondo al bel quadro, il cielo immenso e stellato: ma invece tutte le finestre illuminate dello splendido e ricco palazzo, in cui si raccoglie il superchic della nobiltà e dello sfarzo milanese. Quel fiore candido e profumato, quella fanciulla soave deve essere l'apportatrice di pace nelle preoccupazioni finanziarie che lo turbano, che lo agitano, che diventano di giorno in giorno più gravi e più minacciose: e nello stesso tempo la nipotina prediletta di Sua Eccellenza il ministro Albertoni deve essere pure l'araldo gentile della sua gloria: ed anche sotto questo rispetto la sua fortuna: e guardandola pensa con compiacenza) Non una fortuna cieca, ma con due occhi maravigliosi. (Forte) E Sua Eccellenza, vedendola così bella, vedendola così buona, le vorrà molto bene?

— ... Sì; credo.

— Per altro... non vivono insieme?