Guido Bardi (riferendosi a Giordano Mari, con una crollatina del capo) Non è che un falso erudito... un assimilatore.

Nino Sebastiani (sempre fissando Emma che fissa sempre il conferenziere: diventando geloso) Bel merito l'erudizione!... Tutta roba presa dagli altri! Mai niente di originale!...

Giordano Mari (il braccio proteso verso i pittori e gli scultori in fondo alla sala)... Il Diderot, vulcano erompente di eloquenza, lo richiama ai provvidi istinti della natura. Ma se questi hanno distrutta la vecchia società iniqua e artificiosa (nota di petto), Gian Giacomo Rousseau ha posto i fondamenti della società nuova, nella quale gli uomini non devono essere soltanto liberi, ma anche buoni! (Un momento di pausa: un sorriso: ritrova gli occhi fissi, incantati di Emma, vi si ferma coi suoi e ripiglia con sentimento, con voce amorosa, carezzevole)... Egli restaurò con le sue pagine il culto di tutte le cose sane, la solitudine, la campagna, il popolo, il lavoro; e pose in cima del suo ideale sociale la donna, ben sapendo che senza la donna nulla di buono s'è fatto al mondo...

Nino Sebastiani (facendosi sentire dai più vicini) Nemmeno i conferenzieri.

Giordano Mari... Ben sapendo che l'amore (Emma trasalisce, pallida, palpitante, ma non batte palpebra)... Ben sapendo che l'amore è la forza sovrana nella fisica dell'umanità, che la passione, la quale trae le sue radici dalla natura, eguaglia veramente tutti gli uomini, innanzi al compito della vita! (Guarda l'orologio, così per dare ad intendere che parla improvvisando, a ora).

I pittori e gli scultori (approfittando della pausa per applaudire) Maraviglioso! Straordinario! Che forza di polmoni!

La più autorevole tra le barbe più incolte. I polmoni! Va benissimo, ma non è tutto! E l'ingegno? E il ragionamento? E la prospettiva? E il colore? Perchè è sempre — quel che si dice — un'impressione — più o meno — che noi vogliamo ottenere sul nostro pubblico. E dunque, appena il pubblico, sicuro, comincia a sospettare che l'artista possa mai sottintendere una qualche... intenzionetta, oltre alla tecnica della fattura ed alla tonalità dell'effetto, allora guai, si impunta da vera bestia, a non capir niente! E la logica dell'artista sta appunto nel raggiungere una chiarezza tale di... di... procedimento, che il pubblico abbia sempre da capir tutto, anche quando... el capiss no!

Il cavalier Venceslao Dionisy (il padre della signorina Emma: si tiene l'ultimo, scostato d'un passo dalla coda del pubblico stipato fin nella seconda sala, che serve d'anticamera. Le mani incrociate sul dorso, il capo chino, egli non applaude il conferenziere, ma lo segue attento, dignitoso, approvandolo con un buon sorriso di autorevole compiacimento, che gli corre fra mezzo i peli della barba alla Verdi. È appunto questa somiglianza con Giuseppe Verdi che forma l'orgoglio, la soddisfazione, e il quotidiano «perchè» dell'impeccabile vita del cavalier Venceslao, che gl'impone negli atti, nelle parole, nel contegno, sopra tutto nelle approvazioni, quel riserbo calmo e sereno, dovuto alla coscienza della propria autorità personale. È tale la rassomiglianza, che egli stesso ne rimane ingannato, tanto che qualche volta gli accade di prendersi anche lui... per il Maestro).

Giordano Mari (avvicinandosi alla conclusione)... Così la filosofia s'alleava al cuore; così si ponevano da lungi le basi di quella società futura che noi tutti, o signori, vagheggiamo come una superba certezza, e nella quale tutti, sciolti da ogni vincolo favoloso col cielo, possiederemo la piena signoria della terra su cui siam nati e godremo piena la libertà dell'amore e del pensiero!

Nino Sebastiani (con sprezzo) Ancora del Taine...