Fanny (risentita e prorompendo) Adagio, col padre, perchè anch'io allora, l'avverto, non ho che tre o quattro anni più di Emma!
Giordano Mari. Appunto; anche lei. Se avessi dovuto chiederla ai suoi genitori, mi avrebbero risposto di no.
Fanny (pensa, riflette, ridiventando seria per quanto le è possibile) Appunto; e allora, anche per ciò... ho ragione di non fidarmi! Lei... (fermandosi colla punta del ventaglio, in atto di possesso, sullo sparato bianco della camicia di Giordano Mari) lei potrebbe architettare un bell'intreccio, romantico-sentimentale, col lieto fine del matrimonio...
Giordano Mari (diventa attentissimo: è anche un po' inquieto, ma si mostra indifferente e cerca di fare lo spiritoso) Per rubare anche il mestiere al commediografo Sebastiani?
Fanny. Sicuro. Il mestiere e la signorina Dionisy, in un colpo solo. Lei...
Giordano Mari. Io?..
Fanny... Sì, lei; lei potrebbe pensare, per esempio: io faccio perdere la testa alla ragazza parlandole anche di Nietzsche e di Puvis de Chavannes, visto che tutte le strade conducono a Roma; e, una volta ben bene innamorata, la ragazza stessa può volere e imporsi al dispetto degli amati genitori... oppure la sensitiva comincia a perdere i colori e l'appetito, comincia a dimagrare, a languire, a soffrire, finchè salta in iscena il buon dottor Speranza; tasta il polso, scrolla il capo, pausa, sospiro, caso grave... e subito, recipe, il professore!
Giordano Mari (sentendosi diventar rosso, ride forte, troppo forte).
Donna Fanny (mettendogli il ventaglio sulla bocca) Sst!.. Silenzio! Non sentite? Pace, mio Dio! Ispiriamoci... e facciamo la pace anche noi.
— Chi è quel brutto sgorbio di soprano?