La marchesa. Tocca a voi (Si china, vedendoci poco, per enumerare colle dita gonfie e corte, coperte di grosse gemme, le marche del piattello) Sono nove; dieci per nove, novanta. Se perdete anche questa partita, sono cento lire, per i miei poveri. Tocca a voi!

— Giuoco il re di cuori.

— Lo piglio io e allora faccio il punto. (Mescolando le carte) Anche quell'altra, sapete? Anche la Dionisy... l'amica... (Mettendo il mazzo di carte sul tavolino) Alzate.

— Mia cugina?

La marchesa (fa cenno di sì col capo) Alzate.

Carlo Borghetti (rauco, torvo) Con.... Giordano Mari?

La marchesa (più forte) Alzate! Bravo! (Dando le carte, poi guardando le proprie e mettendole a posto) A' miei tempi — e non sono lontani — le ragazze oneste, come si deve, usavano di prender marito prima di farsi far la corte dal terzo e dal quarto!... Ma adesso? Ragazze e maritate... non c'è più distinzione; è tutta una charlotte!

Carlo Borghetti (ancora più rauco e ancora più torvo) E... credereste?

La marchesa. Credo tutto. (Storce la bocca nera con ironia maligna e appunta come un istrice i peli corti dei baffetti) Mi hanno fatta diventare.... di una fede straordinaria!

Entrano in quel punto nel salottino il nobile Barbarani, saltellante, e Giordano Mari impettito, maestoso.