Quella presentazione è stata troppo breve, troppo superficiale; egli ha paura che Carlo Borghetti gli sfugga; vuol trattenerlo ad ogni costo; ma, per trattenerlo, bisogna parlare.

Che cosa dire? Che cosa dire?

Giordano Mari ha la smania di parlare e non trova una parola. È rimasto ad un tratto, per combinazione, per dispetto, col cervello vuoto e colla lingua di piombo. Eppure bisogna parlare, parlare! Bisogna rompere il ghiaccio, o lasciarselo scappare!

Ma ogni istante che passa è un'occasione perduta; ad ogni istante cresce l'impiccio del momento... Giordano Mari si sente persino ridicolo.

Parlare? Parlare?... bisogna trovar le parole per parlare!

Carlo Borghetti rimane sempre più impenetrabile, freddo, muto, in un atteggiamento quasi ostile: si sforza per annodare la fasciatura di seta nera attorno alla mano.

Giordano Mari (a un tratto, con premurosa gentilezza) Permette? Potrei aiutarla?

Carlo Borghetti (cacciando subito la mano nella sottoveste) Grazie; ho finito. (Gli volta le spalle e fa per andarsene).

Giordano Mari (tenendogli dietro ostinatamente, dicendo il primo scherzo, le prime parole che gli corrono sulle labbra) È stato un duello, non è vero? Me l'ha detto l'amico Barbarani! Un duello con una bottiglia!

Carlo Borghetti (fermandosi, voltandosi, fissandolo serio) No, non è vero; non l'ha detto. Il Barbarani non dice sciocchezze! (Guarda ben fisso Giordano Mari ancora per un istante, poi dà un'alzata di spalle e se ne va).