Giordano Mari (dignitoso, diplomatico) Ma... che cosa le ha detto il signor Carlo Borghetti?
Emma. Ha timore di averle risposto male, di averla offesa.
Giordano Mari (interrompendola: eroico) Appunto: volevo rivolgermi al Barbarani ed al maggiore Costamagna per avere una spiegazione.
Emma (trasalendo, con un grido represso) No! No! È sofferente! Sta proprio male! Le domanda scusa! Le vuol domandare scusa! (Avvicinandosi palpitante, tremante, con uno sguardo che è tutto una preghiera, una carezza, una promessa) Per me! Per me! Lo faccia per me! (Congiungendo le palme, timidamente, con un'ondata di rossore che corre dalle spalle alla fronte) Voglio così!
Giordano Mari (cavalleresco, inchinandosi, offrendole il braccio) Allora, sia. Mi conduca da suo cugino.
Emma (lo avvolge con uno sguardo amoroso: i suoi occhi hanno un lampo, le sue labbra un tremito: passa leggermente la manina morbida e bianca sotto il braccio di Giordano Mari, e gli risponde appoggiandosi tutta, coll'aria quasi di abbandonarsi, di farsi portare) Grazie.
Giordano Mari (inebriato) Dov'è?
Emma (indicando il Borghetti colla punta del ventaglio) Là!
Succede un gran movimento nella sala del buffet: le signore che hanno finito di cenare si alzano per cedere il loro posto alle altre signore, rimaste in piedi. Carlo Borghetti in quella ressa è ricacciato indietro. Emma e Giordano Mari non possono più andare avanti.
Giordano Mari (chinando il viso verso quello di Emma, che irresistibilmente sporge il suo) Devo perdonargli dunque? E devo volergli bene anch'io, perchè gliene vuol lei?