Giordano Mari. L'Amodei... mi ha detto che voi avreste potuto essermi molto utile, per affrettare alcune mie ricerche.

Carlo Borghetti (diventa di nuovo melanconico, scrollando il capo, borbottando fra sè) Tanto lavoro, tante speranze... Tutto inutile!

Giordano Mari (sempre attentissimo: studiandolo) E non fu solo l'Amodei; tutti quelli cui ho parlato del mio argomento, pareva lo facessero apposta, venivano fuori col vostro nome. — Ma lei deve farsi presentare all'architetto Borghetti! — Ma lei deve cercar di conoscere l'architetto Borghetti! — ed io — vedete come sono sempre sincero? — (ridono gli occhi e sembrano ridere anche i denti bianchi) io, a costo anche di riuscirvi importuno, non solo ho voluto conoscervi, ma diventare anche vostro amico... per sant'Ambrogio!

Carlo Borghetti (ridendo a sua volta, ma con un riso amaro che sembra errare tristemente sulle labbra scolorite) Vi avrà parlato di me, monsignor Strada?

Giordano Mari. Il parroco mitrato di Sant'Ambrogio? Altro che! Vi ha definito il «Saturno degli archeologi» perchè vi mangiate i vostri figliuoli... cioè, perchè i vostri studii, le vostre note, i vostri commenti, li fate ingoiare dalle enormi fauci dei vostri cassetti, sempre aperte per ricevere e sempre chiuse, dopo.

Carlo Borghetti. Bel tipo, quel monsignor Strada!

Giordano Mari (alzandosi in piedi: la mano appesa, col pollice, al taschino del gilet: la sua solita attitudine di conferenziere) Bel tipo; interessantissimo e singolare. Un bel prelato del Velasquez, ammorbidito, spiritualizzato da un pennello fiorentino! Quanta irrequietudine intellettuale sotto quell'apparente placidità fisica! E che passione gelosa, che ambizione superba, da monarca, per la sua illustre basilica!

Carlo Borghetti (stanco, sudato, continua a ripetere) Bel tipo!... (Ad un tratto, gli passa l'immagine di Emma dinanzi agli occhi; si scuote, si alza, trasalendo) Colla sua mansuetudine e la sua transigenza politica e mondana, serba la tradizione un po' ribelle dei parroci mitrati, anche di fronte alla Curia.

Giordano Mari (come il gatto che scherza col topolino: sempre pronto a ghermirlo) Io me la godo, come suol dirsi, a osservare quella sua grave pinguedine, la carnagione latte e vino, la mano morbida, dalle unghie rosee, periate, come quelle della più bella fra le sue aristocratiche penitenti.

Carlo Borghetti (corre col pensiero alla manina di Emma, e gli par di vederla nella mano di Giordano Mari: alzandosi di colpo) E, all'Ambrosiana, avrete conosciuto il prefetto, don Galimberti?