Dal consommé al prosciutto e dal prosciutto alla bistecca, egli aveva cominciato a dubitare del tradimento di Lavinia, la cui figura gli si riaffacciava bionda, colorita, colle sue vaghe linee tondeggianti come nell'originale; allo stracchino, era certo della innocenza di lei, e giunto alle tigliate, una cosa sola non riusciva a spiegarsi: come mai egli ne aveva potuto dubitare.

—Lavinia innamorarsi d'un capitano…. delle armi dotte?… Lasciarsi fare un po' di corte, transeat, ma amarlo? Chi lo sospettava era strambo davvero! Se lo avesse amato, per qual motivo allora fingerebbe con me?… Cento volte, anche ieri, le avrei offerto un pretesto validissimo per mettermi in libertà, caso mai mi preferisse un altro, e lei invece tutti i giorni si fa con me più buona, più paziente, più affettuosa. E poi, bisogna essere giusti; Lavinia non sa fingere e non mi sopporterebbe dalle due alle cinque e dalle nove alle dodici, in media sei ore al giorno, se proprio non mi volesse bene.

In fin dei conti non è mia moglie, io non ho nessun diritto, pur troppo, sopra di lei, motivo per cui non ci vedo lo scopo di fingere in pubblico con me, per il gusto di tradirmi di nascosto; e quell'altro, se ci potesse qualche cosa per davvero, invece di sopportarmi sempre lì fra i piedi, mi manderebbe dritto a quel paese!

—Diamine!… Ma dunque, ero proprio matto ieri?… Lei indurre il capitano a farmi delle scuse, per non restar compromessa? Intanto dalle scuse alle dichiarazioni del capitano ci corre e poi…. e poi non è donna, Lavinia, da simili commedie!… Riepilogando, quale prova mi resta del suo tradimento? L'incontro mio col capitano in Via Nazionale! Grazie tante: ma io non posso dire da dove veniva, ed anzi, se Lavinia non me lo ha confessato, vuol dire che non c'è stato da lei. Certo, quando ieri m'ha veduto con un palmo…. di muso, ne avrebbe indovinata la cagione e con un pretesto; qualunque—ha tanto spirito—avrebbe subito giustificata quella visita clandestina. Come l'ho trattata male…. povero angelo!… Ma bisogna che mi compatisca…. ero proprio matto!… Sicuro!… L'amore fa di questi scherzi!…—E allora Michele, ricordandosi del bigliettino di Lavinia, che gli permetteva di andare da lei magari prima delle dodici, fu preso da un desiderio vivo, cocente, di rivederla, di gettarsi alle sue ginocchia, di confessarle tutti i suoi torti, concludendo però che se il giorno prima era stato matto, lo era stato per il gran bene che le voleva!… Guardò l'orologio; erano le 11. Sant'Arduino, il quale in tutto quel tempo non aveva sentito l'amico dire una sola parola, vedendolo adesso che guardava l'orologio, lo credette deciso più che mai nei suoi propositi di vendetta. Allora ritornò da capo, quantunque sperasse poco di riuscirvi, a tentare di persuaderlo sull'inutilità, e quasi sulla sconvenienza, di quella sfida.

—Dunque—gli domandò Michele, quando l'altro ebbe finito, sfettandosi del panattone che inzuppava nel caffè—dunque tu, nel mio caso, in parola d'onore, accetteresti le dichiarazioni del capitano?

—In parola d'onore, accetterei le dichiarazioni del capitano, che è un uomo leale e di cuore!—esclamò Sant'Arduino, meravigliato e soddisfatto del buon esito della sua eloquenza conciliativa.—Tutt'al più, se lo vuoi, posso fargli sapere, in via amichevole, che tu, risentito un po' dalle sue parole, avevi cercato di me, appunto per chiarirle.

—Sì, questo glielo puoi dire, ma ti raccomando di farlo in modo ch'egli non debba credere ch'io abbia del mal'animo contro di lui, perchè, lo riconosco, egli ha agito con me da vero gentiluomo, con molta delicatezza e cavalleria. Dopo tutto, se l'avesse voluto, sai, mi avrebbe tagliato a fette come quel tuo prosciutto, ch'era proprio eccellente. Hai detto bene. Il capitano è uomo di cuore!

***

Mezz'ora dopo, il buon Michele, leggiero, svelto, felice, colla fisonomia ridente e l'occhio limpido, imboccava la Via Nazionale canterellando il motivo del duetto: mia vita l'amartiSe' tutto per me. E confrontando allora quella sua contentezza gaia, serena e confidente, colla torbida infelicità, l'amaro dubbio e il malessere del giorno prima, non potè a meno di domandare in confidenza a sè stesso:—Ero matto…. o avevo fame?

CAVALLERIA ASSASSINA