—Sei ancora ostinato come ieri sera?
—Più che mai!
—Allora mi porrò d'accordo con Giuliani per andare insieme dal ca….
Ma tu non ti senti bene?…
—È stato un capogiro…. momentaneo!
—Sei pallidissimo…. che cos'hai?
—Ho fame…. cioè, ho sete del suo sangue!
Il buon Michele alludeva certamente al sangue del capitano, ma però, con gli occhi imbambolati, fissava ostinatamente un piatto di prosciutto cotto, dal taglio fresco, soffice, spumoso.
Sant'Arduino se ne accorse.—Tu non hai fatto colazione?—gli domandò.
—Non ho appetito.
—Chè! l'appetito viene mangiando, non lo sai?—così dicendo il barone aveva fatto cenno al cameriere di servire Michele. Questi poco dopo si sentiva la faccia avvolta dal fumo denso, caldo e profumato del consommé. Cominciò a sorbire le prime cucchiaiate adagio e svogliato, ma poi a poco a poco i suoi movimenti acquistarono una insolita vivacità. Sant'Arduino gli versava del Chablis e del Médoc e Michele lo lasciava fare, mentre prendeva due volte del prosciutto, ingollava una bistecca all'ovo e, dopo di essersi battuto con selvaggio accanimento contro lo stracchino di Gorgonzola, distruggeva adesso un vassoio colmo di tigliate. Il suo volto intanto si rischiarava, l'occhio avea ripreso la vivacità abituale, Michele tornava a sentirsi sano, robusto, contento, e provava una certa contrarietà, pensando di finire ammazzato prima di sera.