—Mio padre.
—Tal e quale.—Eppure, pensava Gino guardando il ritratto, quella barba io la conosco.—Le rassomiglia molto.
—Le pare?
—Tutta lei. Come era bella anche allora! Con suo padre nel palco formavano un quadretto, tutt'e due, che non ho mai potuto dimenticare.
—Tutt'e due?… Cioè, tutti e tre, perchè c'era anche mia sorella.
—Sicuro, ma…. non se n'abbia a male…. con sua sorella era il quadretto veduto, solamente lei era quell'altro; quello conservato nell'anima.
A questo punto, Gino baciò lentamente la mano della marchesa. Lucia lo lasciò fare abbassando la vaga testina e così si aperse un po' più la scollatura dell'abito. Cominciava ad esser commossa anche lei, non della commozione effervescente di Gino, ma di una specie di malinconia tranquilla e profonda.
—Ebbene, signora Lucia…. Permetta che io la chiami così, per una volta sola almeno; ebbene, signora Lucia, quando le avrò detto che sono cinque anni, cinque lunghi anni che io vivo per lei e con lei, crederà ancora che, se sono pazzo, mi possano bastare poche ore per ritornar savio?
Lucia lo guardò, sorrise, e poi abbassò la testa anche di più:
—Oh se fosse proprio vero…. cinque anni…. allora…. allora sarebbe tutt'altra cosa!…