—Che cosa vuoi?—chiese Menico, un po' inquieto, a Gianni che s'era fermato a' piedi del letto.
—Diavolo, m'hanno contata la scena di poco fa, e ho rotto il sonno della tua padrona di casa per farmi aprire e correr qui subito a mettermi a tua disposizione.
—A mia disposizione?
—Spero bene che un imbroglio simile lo lascerai sbrigare da me. Sono tuo cugino, mi sta a cuore l'onor tuo, che è quello della nostra famiglia e, tu lo sai, sono abbastanza pratico di tali faccende. Dunque di' su, contami com'è andata, dall'a alla zeta….
—Com'è andata? O che non lo sai? di più io non ho nulla da contare. Che l'Aimoni sia un mascalzone, anche questa è cosa nota, ergo non seccarmi, perchè io non sono venuto a Brescia per dare delle lezioni agli ineducati.—E Ghegola, così dicendo, si allungò tutto sotto le coperte coll'aria di chi ha sonno e vuol dormire.
—Scusa, caro, ma, di lezioni, invece di darne mi pare che tu ne riceva!…
—Pare a te?… Ebbene, così sia e felicissima notte!—e Menico si dimenò nel letto adagio adagio come per farsi la nicchia ancora più comoda.
—In quanto all'Aimoni, poi, ti so dir io ch'egli è tutt'altro che un mascalzone e che….
—Sta a vedere che m'hai rotto…. il sonno per venir qui adesso a farmi il panegirico di quel villano!
—Io sono venuto qui per sapere come intendi di riparare al tuo onore, dopo l'insulto che hai ricevuto.