— Ne vuoi due dita? — chiese mamma Orsolina rivolgendosi al figliuolo.

— Grazie, mamma. Dammene una goccia in un bicchier d'acqua.

L'Orsolina uscì, e rientrò subito con una ciotola di cristallo quasi piena d'acqua fresca; si avvicinò al suo ragazzo, e versò tanto caffè nella ciotola, finchè questi, che aveva levati gli occhi, fe' cenno col capo che bastava.

Anche la signora Luciana, quando tutti ebbero terminato di bere il caffè, prese, senza dir nulla, un ferro dal fornello, e, da un altro lato della tavola, cominciò a stirare dei fazzoletti.

— La signora Luciana non ha mai sonno!

— Lo creda, signor conte, io dormo d'inverno anche per l'estate.

— Hum! Chissà.... chissà che foco ci brucerà sotto a tutta questa insonnia!...

— Oh! giusto!.... Che fuoco la vuole che ci bruci sotto, caro lei!....

Luciana, ad onta dei quarant'anni sonati, anzi, forse appunto per questo, se la godeva un mezzo mondo quando il bel giovinotto le toccava certi tasti delicati.

— Io non ne so nulla: però i miei sospetti cadrebbero sopra un capitano dei bersaglieri, stagionato ma ben portante, che vedo spesso girellare da queste parti con certe arie da conquistatore....