— Non è dunque vero che suo padre abbia regnato? — domandò Prandino col tono dolente di chi vede dileguarsi una gran bella illusione.
— Mah! vattel'a pesca!.... Secondo chi sarà stato suo padre.
— E allora perchè Badoero e tutti gli altri la chiamano principessa?.. continuò la Cecilia con dispetto.
— Perchè qui a Venezia ci trovano gusto. A Parigi, invece, madama Krauss ha fatto di tutto pur di piantarvi radice, ma non vi ha mai potuto attecchire. Mah!.... la società parigina!.... le faubourg Saint-Germain!....
— Prima d'entrarci là dentro!.... — fece l'Ariberti sgranando gli occhi, che proprio gli pareva d'esservi nato.
— Ci vuol altro!.... — continuò il Ramolini. — I francesi non somigliano punto ai nostri giovinotti che corrono attorno ai forestieri come i servitori di piazza, e tanto più si affannano quanto più ci vengono da lontano. A Parigi?.... Che!.... Bisogna vedere!.... Ma già, Parigi.... è la capitale della Francia!....
— C'è stato molto tempo a Parigi, Cavaliere? — gli domandò l'Elisa.
— No. Non ci sono mai stato. Però faccio conto d'andarci.... prima di morire.
La gondola, mentre si facevano tutte queste chiacchiere, s'era internata, sempre in mezzo al buio, passando da un rio in un altro, finchè, dopo un lungo tragitto, si trovò quasi all'improvviso nel Canal Grande, vicino al Ponte di Rialto.
— Ah! — esclamarono allora tutti quei della gondola e, da sdraiati, si rizzarono a sedere per goder meglio lo spettacolo: però, dopo quel grido di meraviglia, non dissero più una sola parola: rimasero là muti a guardare.