— Oh! To! to! Guarda chi si vede, a quest'ora! La contessa Elisa!

Prandino si sentì battere il cuore con violenza, e diventò rosso come un gambero.

La contessa Elisa, elegante, profumata, col suo velo caffè attorno alla faccia, si avvicinava, sorridendo, inchinandosi scherzosamente; non molto però, chè si poteva muovere appena, tanto s'era stretta nell'abito, per parere meno grassa.

All'Ariberti, quella mattina, l'Elisa parve ancora più bella, ancora più cara del solito; vedendola appena, sentì in un attimo dileguare l'odio e ritornare tutto l'amore.

Ella gli sorrise graziosamente, e lui provò un grande bisogno di trovarsi solo con lei, per parlarle col cuore in mano, colle lagrime agli occhi, per iscongiurarla di non amare il Maggiore, chè l'avrebbe reso infelice, per contarle che aveva passata una notte d'inferno e che aveva voluto morire, per dirle, insomma, che le voleva bene e che le perdonava!...

— Sola, Contessa?

— Affatto sola, Maggiore!

— Come mai?...

— Sono scappata via! — e così dicendo fece una mossetta co' fianchi, come di fanciulla che fosse fuggita di collegio.

— Ma, e la contessina Cecilia, dov'è?